Greco (“c’est là que vit l’âme d’une langue”)

Anna Maria Occasione

L'antico ginnasio di Salamina, Cipro. Fotografia di Nevilley, CC 3.0

D’estate non è facile concentrarsi. Il caldo e la stanchezza di un anno che finisce a luglio, come un perpetuarsi dell’esame di maturità, favoriscono la ricerca di ritagli di conversazioni, di brevi chiacchiere, di spiragli di vento. È così, che più di ogni altro momento del calendario lavorativo, si imbastiscono piccole tele di discorsi, a trama larga, passanti, apparentemente impalpabili.
Qualche giorno fa, giusto in questo clima, uno dei miei colleghi mi ha chiesto se sapessi qualcosa dell’abolizione della locuzione ginnasio all’interno del liceo classico e della riforma dei licei. Nulla seppi rispondere e non molto di più so ora, nonostante una fugace visita al sito M.I.U.R. ove ho trovato un testo pdf sulle novità della scuola secondaria dal 1° settembre 2010 che, pur tuttavia alla pagina 15, afferma che nel liceo classico, il primo biennio mantiene la denominazione di ginnasio.
Di certo non ho compiuto la ricerca come avrei dovuto e qualcosa mi sarà pur sfuggito e anzi sarò grata al lettore che vorrà segnalarmi quanto non so. In ogni caso, sovente, i dubbi che aleggiano costituiscono premonizione di qualcosa che potrebbe succedere o di qualcosa che potrebbe succedere perché nulla succeda.
È assai agevole immaginare che la possibile scomparsa della denominazione ginnasio, oggi descrittiva dei primi due anni del liceo classico, altro non sia che un più agevole preludio, un domani, della abolizione dell’insegnamento della lingua greca antica. Lo scrittore giornalista Pierre Assouline ha scritto sull’argomento una vera e propria lettera d’amore su Le Monde e si chiede, con la grazia e la passione che lo contraddistinguono, che cosa potranno veramente comprendere i francesi se nulla avranno imparato dell’etimologia delle parole.

Alfabeto greco arcaico dipinto su una coppa attica, Museo archeologico nazionale di Atene. Fotografia di Marsyas, CC 2.5.

Sempre meno, indubbiamente, se è vero, come è vero, che grande parte del linguaggio medico, scientifico, giuridico, ingegneristico, tecnico in generale, è composto da parole di derivazione greca e che grazie allo studio del greco antico questo linguaggio lo si affronta senza accorgersene, risalendone con naturalezza alla fonte e alle radici.
Studiare il greco richiede allenamento (ginnasio significa palestra in greco), sacrificio, capacità di apprendere, di ragionare, di saltare tra spiriti, accenti e aoristo, di imparare a memoria.
Un domani – però – quel sacrificio farà la differenza, aiuterà a riempire i vuoti e gli spazi, costituirà il chiodo nella scalata, farà saettare gli sguardi di colui che si stupisce di chi sa, darà la forza delle origini, del viaggio a ritroso, un po’ come “Il signor Mani” di Abraham Yehoshua, che andando indietro e indietro si arricchisce ogni volta di contenuti e di storia.
Fa caldo, i pensieri diventano liquidi come l’asfalto di queste ultime settimane.
Ma un punto è fermo all’orizzonte: “c’est là que vit l’âme d’une langue”, come dice Assouline.

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3 pensieri su “Greco (“c’est là que vit l’âme d’une langue”)

  1. anna maria occasione ha detto:

    condivido. il signor mani è come una scala a chiocciola, che si percorre all’indietro, dando le spalle ai gradini. E’ il passato che ha le incognite del futuro.

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