Cellula, cuore e altro

Valeria Ferrero

Uno spot di recente apparizione recita che “senza il cuore saremo solo macchine”, eppure proprio nei meccanismi dell’industria ciò viene dimenticato. Spesso infatti la ragione competitiva diventa l’unico imperativo.
Essendo l’economia nata per consentire la relazione, ad Alice sembra che l’ascolto dell’interlocutore sia la traccia maestra per affrontare i suoi processi, anche quelli di crisi.
Escludere l’incontro con la differenza, per non perdere la categoria e i rapporti, invece, porta alla lite. Si sceglie di reagire con l’aggressività ai fili che legano, e si esclude di sciogliere quei nodi che hanno portato alla dipendenza. È una logica possessiva dove esistono vittime e carnefici che si scambiano di volta in volta i ruoli.
Alice studia che le necessità della cellula possono cambiare da un momento all’altro, richiedendo un controllo metabolico flessibile. In maniera incessante, si trattiene e si lascia andare qualcosa che per poco si afferra; si tratta di una disposizione che integra.
Tuttavia, lei si era ritrovata rinchiusa in pareti rigide. Presa da un’immagine da rispettare, ogni inciampo era occasione per una nuova difesa. Tutto ciò le aveva soppresso la spontaneità e giunse presto la lacerazione.
Dato che tutte le cellule presentano qualche forma di movimento, anche lei si avvicinò ad una persona speciale. A quel volto estraneo aveva chiesto come poter agire nel mondo. Questa nuova voce l’aveva pregata di abbandonare difese e ulteriori controlli. La parola agisce, aveva detto, è leggera e trasforma, perché si trasforma.
E dire che lei non aveva mai pensato di anteporre l’indulgenza al dispotismo.
Da quell’incontro, ne nacquero altri. Trascorsero gli sbagli e le paure; finché una notte, rientrata dal mare, ebbe la sensazione di non possedere niente. Come se l’aria e l’acqua l’avessero sgravata dai rimorsi. Le frasi le sembravano rose, gemme o pietre, ciascuna era preziosa perché muoveva qualcosa. I silenzi avevano smesso di tormentarla perché erano le fonti per trovare nuove parole. Sulla strada cominciò a trovare, arricchendosi perché stava perdendo la faccia rigida di chi non si confronta.
Nasceva così l’intelligenza che non si chiude in strategie inderogabili, ma che si muove, di attimo in attimo, rivedendole. Al contempo, l’emozione arrivava e ciò che era vago poteva dirigersi. Direzione e pulsione insieme, diverse dalla meta autistica che affatica e dalla compulsione che disperde.
Alice riscopre ora, a cavallo tra due stagioni, il suo non essere solo una macchina. Riconosce che il cammino si costituisce anche di pause ed errori. Crede, come le aveva detto quello sguardo fuori dal tempo, che a fallire non sia chi sbaglia, ma chi non osa per paura di perdere affetti e identità.
Il cuore non è interessato a patti privi di amore e desiderio che sono, in altri termini, macchinazioni. Il suo pulsare è un sapere che non conosce sensi interpretabili, compromessi e rivendicazioni, e le piccole cellule di Chlamydomonas che sfrecciano continuamente verso sorgenti di luce, sono un altro indice di questa sembianza.

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3 thoughts on “Cellula, cuore e altro

  1. Valeria ha detto:

    Un forse e un punto di domanda… non lo so neanche io.
    Il cuore accellera i battiti per portare più ossigeno ai muscoli, oppure li rallenta quando il corpo non si sforza; credo li rallenti anche quando abbiamo paura delle emozioni.
    Insomma, il cuore accetta o non accetta comandi?
    Si può stare in vita senza sperimentarla, ed è bello che il cuore ce lo permetta, forse lo fa per concedere il tempo necessario per alzarci, spazzolarci e partire…
    Consiglio “Uomini di Dio” di Xavier Beauvois …

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