Sexgate

Davide Picatto

Bill Clinton, fotografia ufficiale della Casa Bianca. Immagine di dominio pubblico.

Il 26 gennaio 1998 il 42° presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, accompagnato dalla moglie, concluse una conferenza stampa alla Casa Bianca con queste parole:

“I want you to listen to me. I’m going to say this again: I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky. I never told anybody to lie, not a single time; never. These allegations are false. And I need to go back to work for the American people. Thank you.”

“Voglio che voi mi ascoltiate. Dirò questo una volta ancora: non ho avuto relazioni sessuali con quella donna, Miss Lewinsky. Non ho mai chiesto a nessuno di mentire, non una singola volta; mai. Queste accuse sono false. E devo tornare a lavorare per il popolo americano. Grazie.”

Il Sexgate era appena scoppiato. Pochi giorni prima, il 21 gennaio, il Washington Post aveva dato fuoco alle polveri pubblicando un’inchiesta del reporter Michael Isikoff basata su alcune conversazioni telefoniche avvenute fra Monica Lewinsky, una giovane stagista che lavorava presso la Casa Bianca, e la sua amica Linda Tripp, del Dipartimento della Difesa. In esse la Lewinsky raccontava alla confidente la sua relazione sessuale con Clinton, cominciata nel tardo 1995 e proseguita nella Stanza Ovale e negli uffici del Presidente fino alla primavera del ’97. Linda Tripp riportò il tutto a un agente letterario, Lucianne Goldberg, e dietro suo suggerimento cominciò a registrare segretamente le telefonate e convinse la Lewinsky di conservare i doni che riceveva dall’amante, nonché un abito blu che recava le tracce del suo liquido seminale. La Goldberg rivelò le informazioni alla stampa e convinse la Tripp a consegnare i nastri a Kenneth Starr, un giudice che stava indagando sull’operato dell’amministrazione.
Nel gennaio del 1998 la Lewinsky fu chiamata a testimoniare durante la causa civile per danni intentata da una dipendente statale dell’Arkansas, Paula Jones, contro Clinton, accusato di averla molestata quando ne era ancora il governatore, nel 1991. La difesa del Presidente aveva tentato di rinviare il processo al termine del suo mandato, sostenendo che le sue funzioni erano talmente uniche e importanti da non poter essere interrotte dalle continue perdite di tempo provocate da una causa legale che avesse come oggetto fatti avvenuti precedentemente alla sua nomina. La Corte Suprema tuttavia rigettò queste richieste e il processo raggiunse l’apice quando Kenneth Starr cominciò a interrogare alcune donne che presumibilmente potevano essere state oggetto dei desideri di Clinton. La Lewinsky negò di aver avuto rapporti sessuali con il Presidente ed egli stesso, durante una deposizione sotto giuramento, fece altrettanto dopo aver letto la definizione di “rapporti sessuali” così come era intesa dalla corte.
La comparsa dei nastri in cui la donna sosteneva il contrario e in seguito del vestito con le tracce di sperma e DNA presidenziale costrinsero Clinton a ritornare sulle sue posizioni e lo posero al centro di una copertura mediatica mondiale. Il 17 agosto ammise in tribunale di aver avuto una relazione fisica impropria con la Lewinsky e la sera stessa bissò la testimonianza con una dichiarazione televisiva nazionale. A fine anno il Senato, di maggioranza repubblicano, aprì nei suoi confronti, per la seconda volta nella storia dei presidenti degli Stati Uniti, una procedura di impeachment con le accuse di spergiuro e di aver ostacolato la giustizia. Il numero legale di due terzi dell’assemblea non fu però raggiunto e la procedura di sfiducia decadde anche grazie all’ammissione di Clinton di aver frainteso la definizione data di rapporto sessuale, credendo che essa non si potesse applicare alla sua relazione con la Lewinsky, basata esclusivamente sul sesso orale da lui ricevuto e non ricambiato.
La Casa Bianca non dovette cambiare inquilino, ma le conseguenze del Sexgate furono comunque dure. Tralasciando la multa di novantamila dollari comminatagli per falsa testimonianza e i cinque anni di sospensione della sua licenza di avvocato in Arkansas, lo scandalo colpì il partito democratico e il suo candidato alle presidenziali del 2000, Al Gore, che rifiutò l’aiuto di Clinton durante la campagna elettorale, considerandolo compromesso, ma perdendo in questo modo voti decisivi per poter battere George Bush.

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6 thoughts on “Sexgate

  1. GianlucaG ha detto:

    I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky…….. ahahahahah grazie Bill!

  2. GianlucaG: tecnicamente Clinton non ha mentito negando di aver avuto rapporti sessuali con la Lewinsky, stando alla definizione che di questi dava il tribunale. Tecnicamente…

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