Riformare il desiderio

Valeria Ferrero

Pisa, 17 novembre 2010, manifestazione studentesca contro la riforma Gelmini. Fotografia di dolce_luna tratta da Flickr, licenza CC 2.0.

La sua lettura sempre incuriosita e sempre incontentabile che riusciva a scoprire verità nascoste nel falso più smaccato, e falsità senza attenuanti nelle parole che si pretendono più veritiere…”.
(I. Calvino)

Spesso quando si ama ci si identifica con l’oggetto che riteniamo esserne la causa. L’amore ha a che fare con la possessione, ed è forse questa la sua condanna a morte. La passione, per non diventare psicosi ma per portarsi ancora avanti, richiede un po’ di distanza da quella identificazione, condivisione e simbiosi.
Alice ama insegnare e dibattere.
Da qui a poco, una riforma potrebbe togliere all’istruzione le qualità della ricerca e della passione. Oltre che la possibilità di poter accedere e contribuire al sapere. Questa è un’urgenza che non viene avvertita da molti studenti e dai professori.
C’è un cambiamento che incorre: lo stato, infatti, sta demandando l’istruzione ai privati. Ma, come può un’organizzazione tanto complessa lasciare che siano altre imprese a occuparsi della formazione, della crescita e dello sviluppo dei suoi cittadini?
Di fronte all’insensibilità che gli esseri umani, con la loro indifferenza, dimostrano verso un ambiente che si rende sempre più mutevole, Alice si arrabbia. Moltissimo. Così, come spesso le accade in queste situazioni, parla troppo, rischiando di parlare a vanvera. Piena anche lei di convinzioni di soluzioni.
Eppure, la chiarezza in quanto accade non sta in una soluzione, ma nel dibattito. È stata anche la rinuncia all’articolazione degli ostacoli ricorrendo a medicine già pronte, che ha reso possibile che il ministero dell’istruzione che rappresenta i cittadini stia costruendo un decreto di legge che riduce la ricerca e la possibilità di formazione per le persone che sono in difficoltà.
Dove sono le particolari finezze lungimiranti proprie di chi si fa garante di governare un popolo?
Inoltre sono previste cure per la qualità dell’insegnamento, se non sporadici riferimenti a norme standard che, secondo Alice, non tengono conto del contesto, del dinamismo e della forza potenziale dei processi di apprendimento, né dei variegati tempi d’integrazione dei contenuti del sapere?
Questa è una riforma che promuove lo studio nozionistico, continuando a portare avanti l’assenza del senso critico, della domanda e del desiderio.
È facile farsi attraversare dall’ansia e dalla frenesia di agire, vero Alice? – le dice una voce fuori dal coro.
Si lo è. In effetti, occorre mobilitarsi non solo per fare in modo che questo disegno non passi, ma per promuovere una riflessione sul tema del periodo storico. Ma non si deve e non si può dire tutto; se lo fai, non ti resta nulla per continuare a procedere, se non frasi ripetute e parole stanche. Occorre ascolto, anziché ideologia e fissazione, per non perpetuare ciò che è già in ballo.
Il silenzio è un’arte che si deve saper parlare. La parola è un’arte che si deve saper trattenere” (B. Bandinu).
Dal loro ritmo nasce l’azione che a quel punto, parlando la lingua della vita, può dirsi efficace.

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3 thoughts on “Riformare il desiderio

  1. livio ha detto:

    sulla bilancia delle prioritá, l´universita´ ha scelto quella dell´incasso delle quote “iscrizione” piuttosto che quella della ricerca (per uniformarsi a cosa? al modello europeo? americano? sulla base di quali stime relative al mercato del lavoro? stime miopi? davvero? fatte da gente estranea ai lavori, inesperta? no, niente di tutto cio´… questa pare, in ogni suo dettaglio, la scelta da circolo a.r.c.i. di terz´ordine che fa il gestore di un locale dalle tasche bucate o dalle poche speranze: scarsa qualitá al prezzo piú basso in favore di aumento avventori…né piú né meno ma con la sola differenza che qui, all´universitá, una volta ordinato da bere la piú economica delle birre da discount, ció che resta da fare pare solo tornare a casa a guardarsi un film…

  2. Valeria ha detto:

    In questi giorni, ho avuto modo di parlare anche con gli studenti favorevoli a questa riforma. Ho scoperto che non sono bestie nere. Mi hanno detto che questa riforma si relaziona ai privati, proprio perchè essi hanno tutto l’interesse per promuovere la migliore educazione, in vista di una migliore attività professionale. Mi hanno detto che il pubblico ha fallito.
    Credo che una certa gestione del pubblico ha fallito. Immagino uno spazio collettivo in cui la differenza possa esprimersi ed espandersi e non appiattirsi e uniformarsi. Ma, forse per questo c’è il privato. Già, ma senza uno stato di salute collettiva, anche il privato non potrebbe vivere.
    Non c’è persona che ama la cultura che in questo momento non affermi che in Italia essa sia impedita. Sogno unntavolo, in cui senza strategia o desideri di potere le persone si siedano ed espongano i loro programmi e cerchino l’integrazione rispettiva tra questi.
    …. Mi piacerebbe poterne scrivere qualcosa il prossimo mese….

  3. Livio ha detto:

    sogna sogna… lasciamo perdere pubblico e privato: tutti sanno quali sono gli interessi in gioco e a cosa porta il limitare i supporti a fonti private, inutile discuterne.
    il dato di fatto è che un intera generazione (forse un paio o piu) di studenti è stata presa per il culo dalle ultime riforme per l università: le prime hanno invogliato una valanga di studenti ad iscriversi, le ultime costringono i neolaureati a cambiar lavoro, paese ancor peggio. Non ci sono meritocrazie nè ci saranno. Non ci sono possibilità di tenere alto il tenore della ricerca italiana (nonostante il malversare della situazione precedente, riuscivamo a stare a galla con dignità). Ci sono più poteri alle cattedre, meno possibilità di accedervi, meno tempo per averne la possibilità, meno soldi per farlo. La ricerca e l’istruzione sono pubbliche (lo dice la costituzione, art.33 e 34) e non finanziate privatamente. Ringrazio (ironicamente e amaramente) chi ha sostenuto questa riforma… preparo i bagagli. Buonanotte a tutti.
    Livio

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