La casa proibita – parte nona

Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazioni)

L’ultima sera. Ancora vento secco e polvere da sparo nell’aria. La festa è durata più del dovuto. I fuochi d’artificio hanno illuminato la notte come un presepe. L’umido della pioggia non ha pesato. Ho danzato tutte le gighe che potevo sino allo sfinimento, senza risparmiarmi. Ho anche fatto un lungo discorso che hanno applaudito. Mi hanno fatto sentire parte di loro, del loro universo magnanimo. Come quel mare che ogni sera mi parla.
– Sono qui per ripartire.
Bern mi sorride e mi offre da bere.
– È l’ultima!
Alzo la pinta con ossequio.
– L’ultima è la prima.
– Che vuoi dire Bern?
Lui mi guarda sornione, ride e beve.
– Vedrai che ritornerai.
Faccio finta di essere d’accordo, di approvare. Sorrido anch’io ma penso ad altro, Il viaggio che mi aspetta, l’ultima lettera a Frida, l’ultima passeggiata sul lungomare, il momento in cui mi chiuderò la porta di casa alle spalle. Sono trascorsi tre lunghissimi anni.
– Bern, ti saluto. A domani. Vado a sistemare le ultime cose.
– Osvald, ci saremo tutti al porto.
Noo! Detesto gli addii. Ma se ci saranno tutti vuol dire che ci devono essere. Mi metto il cuore in pace. Mi incammino senza disagi interiori. La decisione è già stata presa, ogni ragionamento ha seguito il suo corso. Mi aspetta altro, altri mondi attendono di essere vissuti. Non andrò a dormire, è solo una perdita di tempo. La festa è stata prodiga di spunti che mi hanno portato altrove. Sono già in viaggio.
– Vedrai: passerà del tempo ma ritornerai.
Mi risuonano nelle orecchie le parole di Bern. Ma non sarà così, non potrà essere così. Non sono mai ritornato sui miei passi, mi dispiace Bern. Vivo pienamente le situazioni che incontro, ci sto dentro il tempo che durano. Ecco perché ascolto con ossessione Ry Cooder. È stata Rosa a lasciarmi alcuni cd che mi hanno cambiato la vita. È venuta a trovarmi un mese fa, di passaggio per l’Islanda. Fa sempre così lei. Passa improvvisamente e sparisce di colpo lasciando tracce indelebili. Si è fermata una settimana e mi ha stravolto l’ordine delle cose che avevo programmato con cura. C’è sempre un rovescio della medaglia, la parte opposta a quello che splende. È ora di muoversi verso il sud. Sono stato bene qui, mi sono sentito accolto, però devo ripartire. Come quando giocavo con Frida nella casa proibita. Ogni porta un mondo, ogni porta una via. Ma cos’è che preme per farmi andare via? Perché non posso rimanere?
È quasi chiaro. I bagagli sono pronti, i pensieri sono pronti. Entro mezzogiorno avrò dimenticato tutto. I volti degli amici, i prati, i boschi, le sule, i pescatori, gli odori, le birre scure, il pane di segale, la bicicletta, la bibliotecaria con le lentiggini innamorata segretamente di me. Addio casa. Una nuova storia sta prendendo corpo. È nella mia mente. È il tempo di un’altra età.


____________________________________________________________________________________

Se non sei ancora abbonato a Nulla dies sine lineafallo ora: è gratuito.

Bookmark and Share

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...