Il racconto dell’amore

Valeria Ferrero

Ci si ritrova innamorati, quando non c’è più ragione per opporre resistenza.
Non è l’amore a farci cambiare, ma il cambiamento a precederlo. Se nella nostra vita c’è orientamento, Cupido rende i ragionamenti ulteriormente meno interessanti: ce ne si accorge, a un tratto, con semplicità. Si perde la testa senza impazzire, per non rinunciare ai desideri da compiere che le sono vicini, da sempre.
Concedere. Concedere una parola, ascoltare, non dover rispondere subito. Alice si lascia amare, e le piace. Scopre che è più facile del previsto. Si può cominciare col non chiudersi per non precludere. La potenza non proviene da chi si ama, ma da una fonte, inesauribile, che sta in ciascuno e che permette anche quell’amore. Senza la cura di questa sorgente è difficile abbandonarsi alla vita con mani, intelligenza e cuore.
Il sale è una cosa utile, ma anche il sale se perde il suo sapore come si fa a ridarglielo? Non serve più a niente, neppure come concime per i campi: perciò lo si getta via. Chi ha orecchi cerchi di capire!” ( Luca 14, 15).
Si concede il piacere dell’attesa e non lo calcola più. Sente che c’è ritmo, sente che deve proseguire, da sola, oltre che insieme. Ha forse rinunciato alle sue lotte e alle sue inquietudini? No. Non ama per rinunciare al sale, ma per sentirne il gusto.
Non le basta innamorarsi di una sola persona. Scopre anche la grazia di un’energia collettiva estremamente vigorosa. Sente la solidarietà e ascolta stando accanto, anche senza avere soluzioni.
Ecco che si scende. Alice scivola, per un poco, in piazza. Gli operai piangono la condizione di chi non ha voce. Stare vicino senza giudizio le sembra non un gesto di pietà, ma di carità. Poi, parla con il padre: lui le dice che Mirafiori diventerà un incubo. Lui che è stato operaio e che disprezza le ideologie.
Ascolta, registra, cos’altro può fare? Le fiaccole della manifestazione, poco prima di un osceno plebiscito all’interno delle fabbriche, sono accese. Ma qualcosa in lei è comunque spento, eppure vuole stare lì.
Un giorno le piacerebbe che le cose davvero cambiassero. Che il denaro non sia preso per quel che vale ma per quel che dice. Che la scuola sia luogo della creatività intelligente. Che la piazza e le strade siano luoghi per il confronto e la parola.
Se anche questo fosse un sogno, che male c’è? Cosa non va nell’immaginare una vita di qualità, che non esclude il dolore e l’odio, ma che fa di questi punti una giuntura piuttosto che una chiusura?
Molti elementi contemporanei possono diventare un incubo, non lo mette in dubbio. Per questo crede che ci si possa avvicinare a essi con la dimensione del sogno. Che è tutto, meno che ingenuo.

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