Frontera. 1° episodio: il sogno di Marcela

Valente – Smedile

Se non dormo guardo fuori da questo sud che mi avvolge interamente. Quello che ho davanti è una notte sterminata dove tutto può fermarsi.

Sono figlia di un altro tempo e sono capace di ricordi che rivelano da dove vengo. Marcela: occhi neri, capelli al vento, bocca pulita e silenziosa. Sguardo ignorato dalla gente.

Ogni finestra è un luogo. Ficarazze, sole, notte, acerbe solitudini, ripensamenti. Voglia. Calore. Come vuole Iddio.

Come vuole Iddio, sì. Padrone della terra e delle brame, signore del mio volere. E loro stanno lì, immobili, nature morte di un mondo che se n’è andato.

Vola mio pensiero, vola oltre l’oceano e oltre i sensi. Siamo figlie di questa storia e di questo male.

Sogno la libertà di non essere guardata.

Annunci

8 thoughts on “Frontera. 1° episodio: il sogno di Marcela

  1. Finalmente. Il momento tanto atteso.Uno dei momenti tanto attesi
    Una acerba solitudine, un volo oltre l’oceano.
    Una brutale bellezza di parole e disegni.
    Adelante chicos

  2. dario tozzoli ha detto:

    Dissolvimento metafisico, afflato mistico di annullamento, dissolvenza psicocinematografica dei fotogrammi onirici sottratti al film della notte.
    Bellissime immagini, la prima striscia è fantastica. Il rimando cosmico all’ordine della contemplazione travasa il mondo nell’anima e, nello stesso tempo, proietta l’anima nel cosmo. Tutto ciò si integra perfettamente con il testo che accompagna l’occhio a dissolversi con il mondo. Anzi, a mondo già dissolto, è come uno sguardo che ci guarda dall’aldilà sognando di non essere guardato. Come vuole Iddio.
    Ciao fratelli.
    Dario

  3. Anita ha detto:

    Un inizio grandioso! Malgrado il buio vedo i frutti del fico d’India incandescenti, che si fondono in un corpo, in un luogo. Immaginando il Messico antico, la sequenza ha un forte potere evocativo: penso al glifo toponimico di Tenochtitlan. La tuna (frutto del fico d’India, nel glifo nochtli) diventa ideogramma visivo, la tuna di colore rosso sangue, rappresenta il cuore, metafora dei sacrifici umani, del sangue pulsante, del dolore, della crudeltà. Ma come sarà la vita di Marcela?…
    Anita

  4. Anonimo ha detto:

    Una volta composto lo schema generale Alberto, in una settimana, ha disegnato le 120 strisce di Frontera. Andremo avanti per una anno. Il testo ha ancora margini di assemblaggio per nulla definitivi. Ci piacerebbe tentare di realizzare un’opera aperta, che non escluda, all’interno di canoni estetici ben precisi, punti di vista dei lettori, significati a cui non avremmo mai pensato. Per ora le indicazioni di Dario (“sguardo che ci guarda dall’aldilà sognando di non essere guardato”) e di Anita ( “la tuna di colore rosso sangue…metafora dei sacrifici umani, del sangue pulsante”) già portano un’aria nuova nel paesaggio di Frontera. Grazie Salvatore

  5. Valeria ha detto:

    “sogno la libertà di non essere guardata”. Salvatore, hai colto l’aspetto non dico di tutte le donne, ma credo qualche cosa si possa trovare, in modo diverso in ciascuna. Attraversare gli sguardi senza essere fotografata, è un mio sogno. Molto bello.

  6. Salvador ha detto:

    Sì: la libertà di non essere guardata se pur svestita. Perché Marcela è umana prima di essere donna.
    Salvador.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...