Incontri. Tra i Nasa della Colombia andina

Letizia Leardini

Tratto da: Letizia Leardini, Intercultura missionaria. Interviste a quattro Missionari della Consolata, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Comunicazione interculturale, Relatore: Prof. Francesco Remotti (anno accademico 2005/2006).

Una "civa" del Cauca, fotografia di Dawn Paley, CC 2.0

Sui Nasa non esistono pubblicazioni di ricerche propriamente etnografiche, o per lo meno non sono giunte in Europa. L’unica fonte disponibile è lo stesso Padre P.
Dai tempi dell’invasione spagnola vivono nella zona del Cauca, sulla Cordigliera Centrale delle Ande. Il Cauca è uno dei dipartimenti della Colombia, diviso in riserve, resguardos, in cui vivono i Nasa; ciascuna ha una sua autorità chiamata cabildo, che era l’ufficio spagnolo degli affari indigeni: l’indio se l’è assunto e l’ha fatto proprio; è composto da un governatore, un vicegovernatore e altri due collaboratori: rappresentano l’autorità morale e giuridica.
Toribìo, sede della missione, si trova a 1700-1800 m di altezza, è verdeggiante e coltivabile fino ai 1500 metri. Gli abitanti sono 2.000 nel centro abitato, 13.500 in tutto il comune, che comprende numerose frazioni sparse sulle montagne.
Vi sono due modi di raccontare chi sono i Nasa: uno è il metodo etno-storiografico, l’altro si serve della visione del mondo tradizionale, ricca di immagini mitiche. Tentativi di ricerca storiografica sono stati fatti dai Nasa stessi negli ultimi decenni, al fine di recuperare tradizioni perdute e rafforzare l’identità indigena. Tali ricerche hanno fatto riaffiorare miti e riti antichi, a volte ricostruiti con qualche contaminazione. Esistono comunque elementi mitologici e rituali tuttora sentiti e tramandati dalla gente. Si possono inoltre delineare, a partire dalle informazioni fornite dal missionario, i caratteri tipici dell’indole e della società nasa.
Nasa è l’essere vivente, l’uomo – è comune tra le popolazioni indigene darsi un nome che significa uomo – che si ritiene culturalmente e religiosamente parte della natura in cui è inserito. Il Nasa ha l’idea che l’uomo non è entrato nel mondo per essere un dominatore della creazione, ma parte dalla visione collettivista secondo la quale nessuno è padrone di niente nella sua vita, che tutto è gratuito e l’uomo è custode di questa realtà, per cui nel momento in cui la trascura ne soffrono sia lui che la comunità.
…E così la stella s’innamorò della laguna / che viveva tranquilla nell’alto della montagna, / poco a poco la conquistò / e si creò fra di loro una grande armonia. / la stella con una delle sue punte /penetrò nella sorgente che alimentava la laguna/ dando così origine ad una creatura chiamata Nasa.” Questo è il mito d’origine, una delle varie tradizioni, attraverso la quale è nato l’uomo. Come in cosmogonie di molte altre tradizioni, il cielo penetra un elemento terreno. La stella, il sole, l’arcobaleno, il tuono sono elementi che hanno una forte valenza religiosa; la laguna, è un luogo sacro, perché è parte della terra, che è l’elemento materno, mentre l’acqua rappresenta la vita. Non si può parlare di animismo, il Nasa non si rivolge a più entità spirituali, ma si tratta di un monoteismo panteista: il divino è presente in tutte le cose, che a loro volta sono permeate dallo spirito; non c’è dicotomia tra spirito e materia.
Questo panteismo si traduce in una fusione concettuale e reale dell’individuo con il cosmo e il gruppo, della religione con la cultura e la medicina, della ragione con il sentimento e il mondo onirico.
La concezione del tempo e della storia è ciclica. La storia tramandata dai Nasa è la “kasa shuisa”, la storia scritta nel cuore, fatta di sentimenti, più che di eventi. Il sentimento è importante per i Nasa: è costituito da ciò che sentono, che la natura e il sogno comunicano loro e fonda l’etica; è più importante della verità oggettiva che può derivare da una deduzione, dalla scienza.
Dichiarano i Nasa: “Sempre abbiamo dovuto ritornare alle nostre fonti per ritrovare la saggezza, per ascoltare i nostri anziani e ascoltare la natura come fonte della vita e difendendoci.” L’indio andino ha la volontà di difendere le proprie radici ed è molto critico verso certe forme folcloristiche di recupero della loro cultura. C’è attualmente molta confusione all’interno della comunità nel senso che la cultura nasa, come quasi tutta la cultura andina, è una cultura rimasta tuttora molto orale; questo fa sì che il mito possa diventare molto variegato. La storia si racconta in modi diversi a seconda delle zone. Si raccontano tradizioni, storie in maniera molto differente e queste devono diventare fondanti anche per l’etica della persona. Da questo deriva l’iniziativa di persone che hanno cercato di fare un lavoro di riscoperta, di rivalorizzazione di elementi culturali, di elementi propri dei Nasa. I ricercatori hanno iniziato a riscoprire miti in cui però la gente non si riconosce. Alla celebrazione di una grande festa che si chiama “saquello” ci sono le offerte della terra fatte al dio sole: si mette un grande palo dove un ragazzo deve arrampicarsi e portare le offerte al condor che viene poi a mangiare. Squartano una vacca e certe sue parti vengono issate su questo palo e lasciate al sole. Però dicono: “Questo non è nostro da dove salta fuori?”.
Tra gli elementi della tradizione a cui i Nasa danno tuttora importanza c’è la figura del medico. Egli tuttora condiziona la vita degli individui e della società, in molti casi infatti sconsiglia ai malati di andare all’ospedale e di fidarsi della medicina tradizionale, precludendo loro la possibilità di curarsi e, a volte, di sopravvivere. Ha un’influenza molto forte, anche grazie alla valenza spirituale della sua figura. Il suo ruolo non è solo quello di curare i malati, ma anche e soprattutto di armonizzare il rapporto tra il divino, tra il cosmo e le creature, compiendo i riti di purificazione, di “refrescamiento”.
Alla base di questo rito c’è una cosmovisione ben precisa: per il Nasa è importante che nell’universo, nel suo mondo ci sia l’armonia; la situazione originaria in cui sono stati creati la terra e l’uomo è una situazione armonica. Quando questa armonia viene interrotta, quando qualcosa ha inizio o termina, bisogna fare un rito perché la terra stessa non ne porti la ferita. Spesso si tratta di una rottura, che può essere costituita da un conflitto fra individui, da una preoccupazione all’interno della comunità, da una situazione di malattia, un male che entra nella persona o nel gruppo, danneggiando la situazione di bene, di pace, di armonia. Si compie il rito anche per l’inaugurazione di un progetto, quando c’è una novità, una gravidanza, una tensione. Bisogna in ogni caso riequilibrare la situazione con un rito di purificazione.
Il rito viene fatto nel fiume o, il più delle volte, nella laguna, comunque in posti dove sia presente l’acqua. Si mastica la coca, si fumano sigarette, il medico tradizionale asperge aguariente, il liquore prodotto dai Nasa, nelle varie direzioni dove vuole che si purifichi una determinata situazione di disequilibrio.
Una volta varie autorità della comunità sono state invitate nel Caquetà, dove avrebbero voluto iniziare un processo di insediamento. Appena arrivati là sono stati sequestrati dalla F.A.R.C., che poi per fortuna li hanno liberati. Quando sono tornati la prima cosa chiesta è stata: “Ma voi l’avevate fatto il refrescamiento? Questi riti bisogna farli subito non dopo!”. Tutti gli anni si celebra un’assemblea che riunisce tutti i Nasa. Quella del 2004 è stata marcata da un incidente tremendo: una civa (una corriera) si è rovesciata e sono morti in 4, 30 feriti. Fu una tragedia grossa per noi perché era tutta gente che conoscevamo. Anche lì la prima cosa: “L’avete fatto il refresco? Non si fanno certe cose così importanti senza avere tutta l’armonia possibile, senza chiedere la protezione delle forze spirituali!”.
Chi si rende colpevole o involontariamente partecipe di un episodio di rottura dell’armonia comunitaria, deve subire una punizione corporale, alla quale si aggiunge un refresco.

Le altre interviste di Incontri
1. Tra gli Zulu del Sudafrica
2. Tra i Pigmei della Repubblica Democratica del Congo
4. Tra gli Yanomani di Roraima, Brasile

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