I binomi impossibili. Riflessioni estemporanee sul Messico e la muerte pelona

Laura Frassetto

Un pagliaccio impiccato, Messico. Fotografia di Laura Frassetto.

Messico dei binomi impossibili come bambini e morte, giocattoli e decomposizione, solitudine nella condivisione. Messico dell’airone che si posa sulla tua trajinera (barca) che si chiama “la crociera snob” e ti porta lontano, in un cimitero dove gli ubriachi conoscono verità che sfuggono come l’argento vivo. Il paese dove la morte profuma di fiori e ha l’ombra del sorriso di un vecchio pescatore.
In Messico si nascondono le disperazioni nelle pieghe delle cose, nei silenzi dei mariachi, in un aeroplano ricostruito sulla tomba di un bambino morto a cinquanta giorni. Le offerte che ogni anno i genitori gli portano consistono in pannolini, calzine e giocattoli. Non c’è nient’altro che si possa dire riguardo la terribile burla che gli ha giocato la muerte pelona (la pelata). Gli scherzi non devono per forza far ridere qualcuno; tanto c’è chi ride per tutti noi, di quel sorriso eterno che fiorisce sulla bocca degli scheletri.
Indugiare nei piaceri del macabro, nella certezza del tempo labile che ci è concesso è uno dei passatempi più graditi ai messicani: raccontano impassibili di pulmini di turisti scomparsi e ritrovati un mese dopo sepolti in una narcofossa vicino ad Acapulco (binomio di oceano e morte, vacanze e disperazione), di persone appese a un ponte con la testa mozzata e i nomi delle prossime vittime graffittate sui pilastri con il loro sangue, di tamales (farina di mais cotta al vapore dentro le foglie delle pannocchie) farciti di carni umane. Mettere a tacere l’indignazione, lasciare il posto ad una rassegnazione straziata, alle tombe affollate, ai racconti degli anziani.

Un'inquietante sirenetta, Messico. Fotografia di Laura Frassetto.

I morti tornano la notte del primo novembre per vedere se tra i vivi c’è qualcuno che si ricorda di loro. Preparano le loro valigie e sono pronti alla gita nel vecchio paese che ha ospitato i loro anni terreni: per quegli sfortunati dimenticati dai propri parenti ci sono le offerte degli amici, dei colleghi nel difficile lavoro di trapassato; pare che i morti dimenticati tornino nell’aldilà con le braccia più cariche di offerte dei defunti recenti. Quella delle anime è una società coesa, solidale, che va ben oltre gli screzi pettegoli del mondo dei vivi. Ai morti sepolti nelle tombe desolate, a coloro cui non viene portata in dono nemmeno una candela, è concesso di accendere il proprio dito indice per trovare la strada e farsi luce nel corso del lungo cammino che finita la festa del primo novembre li riconduce nel loro mondo.
Per gli spiriti che non si placano, per coloro che non trovano un briciolo di quella pace infinita che gli è stata promessa da bambini al catechismo, sono disponibili veggenti, medium, rituali ed esorcismi. Le bambole impiccate sull’isola di Xochimilco servono a questo, a calmare i nervi di uno spirito giovane incapace di rassegnarsi. Morte e bellezza, muschio sui capelli brillanti delle bambole, sulla sensualità ambigua di una ventenne morta annegata e capace di turbare per sempre i sonni di chi sfida i propri demoni e accetta di dormire su quell’isola, dove di notte si sentono le bambole piangere e la morte è più dispettosa della bisnipote di Julian, colui che ha iniziato a ripescare las munecas (le bambole) dai canali.

Bambola impiccata a Xochimilco, Messico. Fotografia di Laura Frassetto.

Binomi ricchi di brandelli di cadavere scambiati per sorrisi, di ingiustizie che diventano tollerabili, di narcotrafficanti dalla vita torbida capaci di controllare intere città, di presidiarne tutte le uscite, di dare fuoco a decine di autobus messi trasversalmente a bloccare le vie d’accesso, di lanciare molotov nei centri commerciali (in un primo momento si parla di granate, poi diversi messicani si correggono: molotov, non granate. La differenza è importante, è quella tra violenza premeditata e scoppio spontaneo di bubbone incontrollabile). I giornali dicono che “è stata emessa un’allerta per evitare che la gente scendesse in strada, ma per la maggior parte della popolazione, i fatti non sono stati percepiti”. Il binomio è costituito dallo strapotere dei narcos e dall’indifferenza della gente, dal sopore dello stato e dalla rassegnazione della società civile. Il peggio che può succedere è di essere dilaniati a morte da una granata, da una molotov, da un machete; e in Messico il mas allà (aldilà) non fa paura neanche ai bambini.

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