Azazel

Alessandro Barella

Di per sé, il romanzo non è un capolavoro assoluto. Carino e scorrevole, sì, ma quando lo si chiude non lascia quella sensazione di riverenza che sono in grado di lasciare Finzioni di Borges, Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez o L’immortalità di Kundera. Tuttavia si vede chiaramente che la mano dello scritto che ci sta dietro è quella di una persona di grandi cultura ed erudizione (studioso di fama internazionale nel campo degli studi arabi e musulmani, nonché direttore del Centro manoscritti del museo associato alla Biblioteca di Alessandria d’Egitto).
Sugli eventi tra il concilio di Nicea e quello di Efeso, che definirono in maniera univoca quale fosse il canone del credo del cristianesimo sono stati scritti molti saggi, ma la letteratura non se ne è occupata molto. Uscendo dalle scuole dell’obbligo, molti sono convinti che, sin dal tempo di Gesù non ci sia stato che un solo cristianesimo, lo stesso che si vede ancora oggi.
Il romanzo di Youssef Ziedan ci immerge invece nella realtà storica di quel mondo, quando i cristianesimi erano molti e le diocesi più importanti combattevano con ogni arma a loro disposizione nel tentativo di far prevalere la propria visione teologica al di sopra delle altre. Un mondo in cui si potevano scatenare violenze e atrocità soltanto per decidere se la Madonna dovesse essere chiamata “Madre di Dio” o “Madre di Cristo”.
È questo il clima culturale in cui si muove il monaco Ipa, dal sud dell’Egitto ad Alessandria, attraverso il Sinai fino a Gerusalemme e da lì nei pressi di Aleppo, incontrando sulla propria strada gente del popolo e persone di cultura di cui ci ricordiamo ancora oggi, cristiani dalle credenze più diverse e pagani.
Non è un capolavoro, ho detto all’inizio. Ciò non toglie comunque che sia un romanzo perfettamente godibile, e che al tempo stesso ha il pregio indiscusso di restituirci un ritratto storicamente accurato di un periodo tra i meno conosciuti, più controversi e al tempo stesso più affascinanti della storia della nostra cultura.

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