Tre anni in Linea

Davide Picatto

Il nome Giovanni Guizzardi dirà qualcosa a molti di voi: è un nostro caustico collaboratore dalla fondazione a oggi, fedelissimo, assiduo e maledettamente “in Linea“. In occasione del terzo compleanno della rivista ha deciso di pubblicare in cartaceo la raccolta di tutti gli articoli scritti per noi, compresi alcuni inediti. Se volete accaparrarvela, potete ordinarla su Lulu.com, a questa pagina. Costa 10.07 euro. Qui di seguito trovate la prefazione che ho avuto l’onore di scrivergli.

Ci sono tanti modi per riuscire a prendere sonno la notte. Innanzitutto darsi da fare durante il giorno, stancarsi le membra, sfinirsi il fisico. Poi, se questo non basta o se non è possibile, si può sempre ricorrere alla lettura, a una passeggiata, alle attenzioni del proprio partner, a qualche bottiglia di vino, a un gallone di whisky o a una manciata di sonniferi.
Io, invece, quella distante notte dicembrina del 2007, tentavo goffamente di risolvere il tutto continuando a rotolarmi fra le lenzuola alla disperata ricerca di una posizione comoda, compito arduo e piuttosto noioso. Non riuscendo ad addormentarmi mi rotolavo, e rotolandomi pensavo, e pensando non riuscivo ad addormentarmi. Nel mezzo di questa situazione da serpente auto-fagocitantesi mi era venuta una strana idea: perché non sfruttare le magnifiche potenzialità del web 2.0 e creare una rivista?
Solitamente non attuo mai le intenzioni notturne: con il sole appaiono sempre più sciocche e deludenti che con la luna. Complice forse un certo affaticamento mentale dato da privazione del sonno il giorno dopo però mi collegai all’etere e scrissi una mail in cui presentavo il mio progetto a un nutrito gruppo di amici e conoscenti che sapevo essere potenzialmente interessati a condividere con il resto del mondo pensieri, conoscenze e brontolii in forma scritta.
Le risposte non si fecero attendere: fotografi, giornalisti, cinefili, disegnatori, poeti, teatranti, pseudo scrittori, filosofi e chiacchieroni da bar davano la loro disponibilità. Di tutte queste persone solo due non avevo mai incontrato direttamente: un amico di un’amica, Salvatore Smedile, da lì a poco destinato a diventare la seconda anima dell’appena battezzata rivista Nulla dies sine linea, e un fantomatico professore di Bologna, tal Giovanni Guizzardi, da me conosciuto virtualmente su un sito di self publishing, Lulu.com.
L’avevo inserito fra i destinatari di quella mail non a caso. Nei mesi precedenti ci eravamo incrociati nei forum di Lulu e a naso mi era subito piaciuto: invece che lamentarsi come tutti di non riuscire a pubblicare con un vero editore le sue narrazioni, di non raggranellare eurini con i suoi racconti caricati sul sito e di non avere sufficienti lettori, affrontava realisticamente la situazione senza usare parole melense ed evitando frasi del tipo “il libro che tengo nel cassetto”. Capitò anche che commentò in privato un mio racconto, complimentandosi e criticando, e spinto da curiosità scaricai anch’io una sua opera, La casa vicino all’argine. Decisi quindi di proporgli una collaborazione con Linea per due semplici motivi: scriveva bene e aveva qualcosa di originale da dire.
Fin da subito aveva messo in chiaro una cosa però: non voleva entrare nella redazione e voleva essere libero di abbandonare il progetto in qualsiasi momento. Non si fidava. E io non potevo dargli torto: non avendo alcuna esperienza in materia e reggendo tutto il castello su un banco di sabbia costituito esclusivamente da entusiasmo, non potevo garantirgli un progetto solido.
Tuttavia Linea decollò e il banco di sabbia si fece compatto divenendo arenaria. Uscì il primo numero, pubblicammo il secondo, seguì il terzo, il quarto e via correndo fino al ventunesimo. Oggi, a tre anni di distanza, la rivista vive e gode di buona fortuna nonostante la girandola di redattori, autori e formati. Del nucleo originale solo quattro persone rimangono, e una di queste è Giovanni. In redazione ne siamo entusiasti: fin dai primi mesi abbiamo tentato di legarcelo stretto proponendogli rubriche e ruoli più importanti. Invano. Libero vuole rimanere e libero resta.
Una libertà che premia. A oggi i ventuno articoli da lui pubblicati gli valgono il podio e la medaglia di bronzo fra gli autori più assidui. Ventuno pezzi ricchi di sguardi sulla società e sulla Storia, di punti di vista, di opinioni, di persone, vite, battaglie, libri, esperienze, disillusioni, speranze, graffi, pugni nella bocca dello stomaco, storie, vicende e bilanci. Il tutto alla luce dell’ironia, del disincanto, del diritto alla critica e al giudizio. Ventuno articoli scritti senza mai nascondere la mano, ventuno articoli freschi, scorrevoli e, in due parole, decisamente godibili.
Li troverete tutti e ventuno in questa raccolta, e a tenergli compagnia ci saranno anche degli inediti, alcuni dei quali lo sono pure per la redazione di Nulla dies sine linea, redazione che non c’entra nulla con questa raccolta ma che ne è orgogliosa, e che ancora oggi non conosce il volto di uno dei suoi collaboratori migliori.

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