Frontera. 4°episodio: il suo mestiere

Valente – Smedile

Prosegue senza indugi alla fine della notte. Domani, ora. In questo unico momento.


Ha colpito la carne con cura e prepotenza. Sapere cosa fare è il suo mestiere. Ogni affondo è un colpo da maestro.


Con il mio sangue marca il territorio. Lo attraversa a passi lenti e la sua ombra sembra vera.


Ha visto tutto. L’oscurità, il sole, il figlio che vorrei, il mio passato, il mio futuro. Il corpo che ha subito l’indicibile.


Da lontano sembra un uomo sicuro sé, capace di proteggermi. Guarda avanti senza nessun rimpianto. Lo sa che sto morendo.


Se rinasco sarò una collina, sabbia di questo inferno. Vorrei un po’ di quiete.


La linea si è abbassata. Tutto è lontano e tutto è vicino. La vita, la morte, tutte le volte che ho pregato inutilmente.

2 thoughts on “Frontera. 4°episodio: il suo mestiere

  1. Pelle d’oca.
    Il corpo della donna come territorio da possedere, da usare, da segnare e marchiare a sangue con il linguaggio della violenza, della sopraffazione.
    E la frontiera qui è la soglia del corpo, del corpo che è stato rubato, sequestrato, violato, per farne un luogo di sofferenza. Una frontiera che si può varcare solo con la morte.
    Alberto qui si è superato. I suoi disegni sono taglienti come un coltello e al tempo stesso capaci di cristallizzare la violenza e il dolore in una forma che li trascende. Perché?
    Forse perché Salvatore e Alberto non ci vogliono raccontare un fatto di cronaca, non sono squallidi giornalisti che si “buttano sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano” (Gaber). Non hanno la presunzione di insegnarci la pietà, ma vogliono piuttosto scavare con la parola e col disegno nel tessuto di una realtà agghiacciante, apparentemente sotto forma di storia individuale raccontata con un linguaggio poetico, per estrarne un discorso universale sull’essere umano e sui mostri che lo abitano.
    Vi ammiro, amici. Anche da lontano, quel lontano che alle volte scopri essere vicino.

  2. Anonimo ha detto:

    Andrea,
    la frontiera non è solo tra Messico e USA, tra sud e nord, tra la città più insicura (Ciudad Juarez) e quella più sicura (El Paso). Laggiù vengono giocati codici di annientamento della vita sul corpo di chi la vita può crescerla e darla. La morte è l’unica via d’uscita, l’unica fine a questa spirale che non può esaurirsi con la militarizzazione del territorio. I mostri sono dentro le nostre anime assatanate di sangue e di potere, di ambizioni sbagliate che vedono soltanto il dominio dell’uomo sull’uomo.

    Hasta Salvador

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