Public enemy

Davide Picatto

Obama durante una riunione operativa precedente alla missione contro Osama bin Laden, 1° maggio 2011. Immagine di dominio pubblico.

Vivo o morto. Morto.
Nove anni e mezzo di caccia, più un’altra decina precedenti all’11 Settembre. Il nemico pubblico numero uno degli States, ex alleato in chiave antisovietica, è stato preso. Ucciso. Giustiziato.
Quel gran cowboy di George Bush aveva giurato vendetta e Obama, premio nobel per la pace, l’ha servita, a freddo. Ci sono voluti una quindicina di Navy Seals per abbattere il mostro cattivo, carceri illegali con torture legalizzate, centinaia di arresti arbitrari, milioni di violazioni di diritti civili, un lavoro di intelligence planetario, bombardamenti di droni, due guerre e migliaia di civili annichiliti, maciullati, sventrati, cancellati. Ma alla fine la giustizia ha trionfato.
Si chiude il primo decennio del nuovo millennio con un cadavere gettato in mare da una nave da guerra a stelle e strisce, la Uss Carl Vinson, cerimonia funebre in puro stile islamico, garantito. Per i dubbiosi nessun problema: da qualche parte ci sono set fotografici con un corpo straziato e analisi al DNA a provare la morte certa di Osama bin Laden. Il cadavere no, quello nessun paese al mondo lo vuole: se lo è preso il mare.
Ci avevano provato in ogni modo a catturarlo, fin dall’inizio. Le macerie del World Trade Center ancora fumavano e già l’America aveva additato l’autore dell’attentato più televisivo della storia. Senza prove né rivendicazioni. Queste sono arrivate un mese dopo il discorso di Bush dal mucchio in rovina del capitalismo occidentale: abbracciato a un pompiere il presidente aveva appeso alla bacheca mondiale un cartello “wanted” in puro stile texano. Il 7 ottobre la risposta: un video rozzo, uno sfondo roccioso e un uomo barbuto in mimetica con un kalashnikov di fianco che sfidava l’occidente.
E lo jihad si è scatenato: Bali, Islamabad, Madrid, Londra, Mumbai, Baghdad, Kabul. Attacchi dinamitardi, autobombe, kamikaze, treni esplosi, AK-47 scoppiettanti. Il terrore nel cuore dell’Europa, dell’Indonesia, dell’India. E nei paesi già impegnati con un altro genere di terrore, quello da guerra, da bombe intelligenti, da mezzi corazzati e giovani imberbi Yankees dal grilletto facile.

Times Square, New York, 2 maggio 2011: festeggiamenti per la morte di Osama bin Laden. Fotografia di Josh Pesavento, CC 2.0.

Di tutto è stato fatto per stanarlo, ma Osama è stato imprendibile. Nascosto a Tora Bora, nel dicembre del 2001 i bombardieri americani hanno raso al suolo intere montagne per fargli fare la fine del topo nella sua grotta. Tagliamargherite le chiamavano le bombe usate, quelle create apposta per risucchiare l’aria da cunicoli, caverne e anfratti e schiacciare lo scarafaggio jihadista. Invano. Fuggito chissà dove, in Pakistan, Waziristan, Afghanistan, *stan, il numero uno della lista dei cattivi della FBI ha continuato a ispirare terroristi e organizzazioni malvagie di ogni sorta grazie al solo esempio. E ora?
Già si annunciano ritorsioni, vendette, azioni dimostrative. Si teme che Abbottabad, sperduto villaggio a sessanta chilometri da Islamabad, diventi una città santuario meta di pellegrinaggio per il suo cittadino morto più illustre. Si teme la tomba di Osama, e quindi non gli è stata concessa. Si teme il suo fantasma.
Il terrore non è stato fermato dalla guerra. Non è servito sbandierare il cadavere di Saddam per placare i suoi seguaci e non si è nemmeno tentato di farlo con il suo temutissimo non-alleato. Non servono le azioni degli incursori, i droni, i missili Tomahawk, lo sfascio dell’Iraq. L’odio chiama odio, la vendetta vendetta. Il terrore di stato feconda il terrore non governativo. L’incubo tecnologico stuzzica l’incubo al tritolo. Il pilota superaddestrato svezza il pischello indottrinato pronto a immolarsi.
Osama bin Laden è stato ucciso, gli USA hanno avuto la loro vendetta, la grande democrazia che prevede il rispetto della legge e un giusto processo il suo ennesimo stupro e il mondo continuerà a essere identico a prima, con qualche lieve differenza: già si parla di trattative con i Taliban. Peste e corna: un tempo quei barbuti bacchettoni abbattitori di aquiloni nemmeno li si poteva citare, ora forse gli si garantisce una presenza massiccia nel governo afgano, con il beneplacito degli arcinemici.
Strani giorni ci attendono: cosa accadrà senza il Grande Nemico? È vero, non è che negli ultimi anni lo si sia sentito parlare più di tanto e in molti lo davano (e continuano a darlo) come già morto. Ma ora, ora che ci viene detto che è sicuramente passato a miglior vita, che è finita, che il Bene ha vinto, cosa ne sarà di noi? Chi darà risalto alla nostra civiltà con le sue nefandezze?

11 thoughts on “Public enemy

  1. oblivius ha detto:

    Non credo sia morto. Non credo fosse il nemico n°1 degli USA. Credo forse che, come vuole anche il più semplice copione da sit-com, una volta che non c’è più motivo di tenere una parte sulla scena, si trova un modo per nasconderla dietro il sipario (solitamente è un attacco grave di cuore o una fuga d’amore col giardiniere). Credo si dicano un sacco di scemenze sulle giustificazioni americane dell’interventismo nell’EastWorld petrolifero. Credo se ne dicano poche su quelle afgane, irachene, iraniane. Una volta un ragazzo afgano mi ha detto “Taliban significa studente, sono quasi eroi irredentisti nazionali”. Mi chiedo: “può un black-block delegittimare, davanti al pulpito eticista, l’ideologia no-global?” risposta: “NON DEVE”…. ed in questo caso? Possono faccende di cronaca politico-socio-economico-fantascientifica interna americana condizionare il giudizio, l’operato, l’opinione di gran parte dell'”occidentato” così come sta accadendo?…risposta “NON DEVE ! “. punto.

  2. fulvio ferrario ha detto:

    Ho giurato a me stesso che non avrei mai più commentato alcunchè, convinto profondamente che ciò che penso io sia del tutto irrilevante. Tuttavia, in questo caso particolare, lo scrivere un brevissimo commento mi aiuta a liberarmi del travaso di bile di cui sono vittima.
    Poche cose: è molto triste osservare che la “più gande, gloriosa, bella, imprescindibile democrazia del mondo” (come sostengono la stragrande maggioranza degli osservatori a qualunque schieramento politico e di pensiero appartengano) si comporti come una Stasi qualsiasi per eliminare a qualunque costo il suo “public enemy” e per chiudere una pratica che rischiava di suscitare più di un imbarazzo all’establishement a stelle e strisce. Che si sia trattato di un’esecuzione sommaria non vi è alcun dubbio e non lo dice solo il pericoloso estremista Michael Moore ma, udite udite, la timida, prudentissima ed impacciata ONU, pronta, in ogni situazione, a “coprire” qualunque operazione condotta dai giganti della democrazia da esportazione marchiata Hally Burton, Philip Morris o Coca Cola poco importa.
    Che il groviglio di interessi, giochi di potere, ambienti finanziari, politici, militari, di “formazione” della pubblica opinione raccolti intorno alla storia, alle storie, di Bin laden fosse inconfessabile è cosa nota, che i nordamericani dimostrassero ancora una volta una così plateale mancanza di stile era prevedibile.
    Per evitare un pubblico processo, Bin Laden doveva ad ogni costo scomparire, non si poteva trasportare a Guantanamo per ovvi motivi, non c’era nessun’altra opzione che coprisse le porcherie ignobili degli ultimi trent’anni se non la morte del massimo rappresentate del “male”, che ha ben altri adepti, assai più potenti ed influenti negli uffici di Wall Street, nel Pentagono, nella Cia e Dio solo sa in quali altri impenetrabili e intoccabili santuari.
    Ma mica vorremmo rovinare questa festa della democrazia con questa sciocchezze? Certo, gli statunitensi sono come i bambini e devono sapere solo ciò che esalta il loro spirito patriottico e la loro fede sconfinata nel loro modo di vivere, il resto del mondo si adegui e non sollevi inutili polemiche o dubbi inconsistenti.
    Da questo punto di vista, Obama è un Amministratore Delegato dai poteri assolutamente risibili, esattamente come gli altri Presidenti che si sono succeduti negli ultimi 30 anni. Si occupi di un pò di diritti civili, finanzi le fabbriche decotte, bacchetti, con grande misura, per carità, banche e finanziarie arricchitesi nelle maniere più sordide, tutte basate sull’uteriore impoverimento dei più poveri del mondo, affronti i problemi della sanità, con grande prudenza, ovviamente, tanto, appena arriva un nuovo Presidente si rimette tutto a posto.
    Per il resto ci pensano gli ambienti che ci hanno sempre pensato e fanno esattamente quello che loro pare più conveniente.
    Viva la Democrazia Americana!
    Viva il plasma termitico!

  3. oblivius ha detto:

    non ho capito perchè hai avuto un travaso di bile
    non ho capito perchè dici che il tuo parere è inutile
    non ho capito perchè la tua risposta dovrebbe essere una replica alla mia (visto che sono del tutto slegate)…
    ma ho capito che il plasma termitico ci ucciderà tutti :D

  4. @Livio: Osama morto/non morto. Non è dato sapersi. È stato veramente ucciso pochi giorni fa? È morto qualche anno fa?

    Interessante è il momento in cui si decide di prenderlo (ora le quotazioni di Obama schizzano alle stelle…) e il modo con cui si celebra il trionfo della giustizia. Interessante è il modo con cui si ignorano dieci anni allucinanti di caccia all’uomo. Che poi Iraq e Afghanistan non siano stati attaccati per stanare veramente Osama e sradicare il terrore poco importa: questo è ciò che ci è stato detto, e chi lo ha detto, mantenendosi sul filo del discorso, parla di una giustizia servita con il versamento di maree di sangue e un impegno economico da bilancio statale.

    Chi ne parla trascura che per fare giustizia si sia contravvenuto alle principali regole che proteggono la vita/dignità di un essere umano. Chi ne parla prende per il culo chi lo ascolta, di continuo.

    Il mostro esce di scena perché non serve più, ma i mostri servono sempre: non esiste supereroe senza cattivone. Chi sarà il prossimo?

  5. oblivius ha detto:

    si beh vero. io penso che quando avremmo finito le comparse terrestri… si farà del casting tra gli omini verdi…. EVVIVA !

  6. Sarà dura trovare un Alien all’altezza di Osama. Era il cattivo perfetto, il suo personaggio sembrava creato ad arte, scritto per un copione (?).
    Odia gli States, vive in una grotta, ha tante mogli, ha la barba lunga e veste in modo strano, studia piani più diabolici dei cattivi di 007 ed è un ricco eccentrico.
    Alien ha solo la bava alla bocca…

  7. dario tozzoli ha detto:

    CHI SONO I TERRORISTI?

    Nonostante si sentano continuamente espressioni come “guerra al terrorismo”, “alleanza contro il terrorismo”, terrorismo di qua e terrorismo di là, il terrorismo non ha ancora una chiara definizione. Per questo non può esserci una “risposta globale al terrorismo” come strombazzano gli organi evacuatori del sistema cui è andato in cacca il cervello.
    E non è solo una questione di termini, naturalmente. Qualsiasi definizione di terrorismo si adottasse, in essa rientrerebbero inevitabilmente le azioni di tanti stati (probabilmente quasi tutti), cosiddetti democratici perché partecipano al rito (oggi, come quasi tutto, scaduto a mercato) delle “libere” elezioni. Oggi è ormai ampiamente documentato che esiste un “terrorismo di matrice islamica” come esiste un “terrorismo americano e occidentale”, più camuffato e subdolo, ma non meno spietato. La tragedia delle Torri Gemelle, certo colpisce per le dimensioni colossali, ma rientra perfettamente nella logica più elementare che è quella del dominio. In questo mondo dominato dal dominio ( il dominio della Tecnica) il terrorismo è l’ombra del dominio “giustificato” e dunque, per certi aspetti, è l’ombra di quella merda che è l’ideologia dominante.
    Una definizione di terrorismo non è possibile a livello giuridico, la questione è troppo intricata. Rimanendo sul piano estetico la definizione di terrorismo potrebbe essere questa: “l’ombra sanguinaria di un conformismo di merda”.
    Finché ci sono dominatori e dominati, padroni e schiavi, ci saranno criminalità organizzate e soprattutto legalizzate, più o meno in contrasto o in connivenza con criminalità organizzate illegali.
    La Moltitudine globale si trova, il più delle volte, stritolata da questi intrecci di interessi che rimpinguano massicciamente chi è già pingue e sottraggono il necessario a chi ne ha bisogno. Il dio denaro della plutocrazia gestisce il traffico del mercimonio umano… e “le stelle stanno a guardare”. La schiavitù quotidianamente presente sotto i nostri occhi è forse più tollerabile del cosiddetto terrorismo? I milioni di persone che non riescono a sopravvivere per mancanza di acqua, cibo e medicinali sono forse un problema meno serio del terrorismo? E se non è così, come mai la grancassa mediatica amplifica questo fenomeno giustificandone la priorità, mentre dell’altro per lo più si tace o si parla a sproposito? Forse il terrorismo è un male più grande e la schiavitù, lo sfruttamento, le morti per fame, sete e malattia mali minori?
    Da un punto di vista etico certamente no, ma secondo la logica del dominio (che domina il mondo essendo più o meno occultamente dominata dalla Tecnica) il terrorismo è una forza che si oppone al potere dominante ( per sostituirlo) mentre la schiavitù è un crimine che lo sostiene.
    Da un certo punto di vista il lavoro terroristico vero e proprio lo conducono i mezzi di comunicazione di massa gestiti dal potere economico e politico.
    Per il momento la Rete di Internet sembra essere un territorio sottratto, almeno in parte, al dominio del più forte, una sorta di zona franca dove il Ribelle può ancora darsi alla macchia. Speriamo di riuscire a difendere la libera informazione che ovunque subisce attacchi dal potere di turno.
    Marx diceva che la classe operaia doveva riappropriarsi dei mezzi di produzione in mano ai capitalisti per uscire dall’alienazione e proseguire il proprio destino rivoluzionario fino alla salvezza (messianica) nella società giusta. Le cose non sono andate proprio così e oggi c’è una moltitudine che, in qualche modo deve riappropriarsi dei mezzi di comunicazione di massa e trasformarli in veri mezzi di informazioni utili per la collettività globale. I mezzi di comunicazione debbono essere sottratti al controllo di una plutocrazia economia e politica sempre più vorace e criminale.
    E’ in gioco la salvezza della nostra Madre Terra: il modo in cui le plutocrazie dominanti gestiscono la vita del pianeta è sotto gli occhi di tutti.
    Per non contrastare i mega interessi economici e capitalistici dell’industria mondiale che condiziona le scelte dei politici si preferisce sacrificare la salute, cioè la vita, di miliardi di persone peggiorando enormemente la qualità della vita di tutti indistintamente.
    Per dirne solo una: chissà da quanti decenni saremmo liberi dal petrolio e dal suo mortale inquinamento se non ci fossero sotto fantastici interessi plutocratici.
    Riformuliamo la domanda rinunciando al termine generale e chiediamoci: “Chi sono davvero i terroristi?”.

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