Acqua Storta

Salvatore Smedile

Acqua Storta, del duo Bindi – Cinque, uscito nel 2010 per Meridiano zero, rimarrà per un bel po’ a ricordarci che si può fare letteratura parlando di cose reali senza nulla togliere alla più raffinata estetica. 15€ si spendono volentieri per 176 pagine una più bella dell’altra. Gli autori ci hanno dato dentro ispirati da un’immaginazione folgorante. Non si sono risparmiati e il risultato va oltre il successo che hanno avuto con il Premio Lucca Comics 2009.
La storia, che si conclude in tre giorni, è ambientata a Mergellina, sul mare di Napoli. Giovanni, figlio del capo cosca Don Antonio Acqua Storta, sposato con Maria Sole e innamorato di Salvatore, il contabile della famiglia, è rimasto intrappolato in groviglio da cui non può uscire. È troppo. L’onore ha una sua purezza che costringe a pulire qualsiasi onta. Questa, in sintesi, la trama. Ma la graphic novel è altro, molto altro.
La forza del racconto è un ritmo fluido e aperto al divenire della più sagace prospettiva. Si intuisce sin dall’inizio che finirà male. Ogni cosa lo annuncia con delicatezza come il piccolo teschio coi due pugnali che segna il numero di pagina. Un dettaglio da cornice noir. In un baleno il tempo torna sui propri passi per definire i nodi di un destino che non ha via di scampo. Si respira una torbida fatalità a cui l’eroe della vicenda si consegna senza troppe resistenze. Ci sono frasi di sconcertante attualità a dichiarare che siamo figli di una trama che ci sovrasta.
Sullo sfondo il mare, amico e nemico che tutto vede e tutto sa, e il nero che ingloba la luce restituendo miserie quotidiane. Vivere è magnifico ma implica regole che è necessario conoscere. C’è sempre qualcosa di superiore alle nostre decisioni e non c’è spazio per i sentimenti: “Ogni cosa potrebbe essere l’ultima che sentiamo”. La scrittura è precisa e pungente. Nella sua essenzialità non perde mai d’intensità e si sposa con un segno che non ha bisogno di colori per esprimersi al meglio. A tratti addolcisce l’oscuro, il lurido spazio umano ogni istante trascinato in primo piano.
Bindi e Cinque, sceneggiatore e disegnatrice, si ritrovano a occhi chiusi. Vanno a memoria, scavano nella terra del male dove amore e passioni non sono possibili. Il tempo è scandito da orari del giorno e della notte e da una pagina da una parte bianca e dall’altra nera. Quasi a prendere un po’ di fiato nello scontro dei personaggi. Consapevoli o meno di quello che li aspetta, in comune hanno al morte, la reclusione, la fuga, il sottoterra che li nutre e li sfigura.
Acqua Storta è un’ispirazione riuscita che in Italia porterà avanti la conoscenza del genere.

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