Antakya, non Svizzera

Davide Picatto

Mosaico. Museo di Antakya.
Immagine sotto GNU Free Documentation License

Antakya mi ha sorpreso, positivamente. Dal finestrino del dolmuş non sembrava granché stamattina. Piuttosto caotica e lurida, cosa che in parte rimane. Ma oggi pomeriggio mi sono dovuto ricredere. Oltrepassato il fiume Oronte, reso famoso dalla battaglia di Kadesh (XIII sec. a.C., egizi Vs ittiti), oggi un semplice rivo inquinato, limaccioso e maelodorante costretto in un canale cementificato, mi sono accorto che buona metà delle donne non solo non indossa il velo, ma se ne va pure in giro con canottiere attillate e gonna alle ginocchia. Con pochi turisti attorno mi infilo nel Museo Archeologico, ottima collezione di mosaici delle ville romane dei dintorni, e vengo addirittura avvicinato da una custode desiderosa di chiacchierare in inglese, di farmi fotografie con la mia macchina fotografica (peraltro semisfasciata) e di lasciarmi il suo contatto Facebook. Studia per divenire ufficiale della Jandarma o maestra elementare (il nesso fra i due mestieri trovatelo voi).
Si respira un’atmosfera di confine da queste parti, non solo per la presenza della Siria a 60 Km., ma anche per la cultura arabo-turca, il bilinguismo totale e la presenza in un raggio di soli venti metri di una chiesa ortodossa, di una moschea e di una sinagoga: altro che Svizzera…
In più il bazar è fenomenale: a differenza di quello di Istanbul, lindo e perfetto e a prova di turista pidocchioso, questo è fatto per i locali, frequentato dai locali e con prezzi per i locali, quindi maledettamente economici. Pieno di vicoletti contorti, bancarelle, carretti di frutta, negozietti di generi alimentari, utensili, granaglie, animali e vestiti, batte dieci a zero il Gran Bazar e il Bazar delle Spezie in riva al Corno d`Oro messi assieme. Mi perdo nel dedalo, trovo una minuscola moschea del Seicento con basso minareto di legno e muri in pietra a vista, perlustro cortiletti con fontane, pozzi e tavolini bassi per il çay frequentati da vecchi giocatori di backgammon e all`improvviso mi trovo fuori in un quartiere di vecchie casupole affastellate l´una sull´altra, con stradine larghe quanto me a separarle e canalino di scolo nel mezzo.
Amore a seconda vista.

L’articolo è tratto, su concessione dell’autore, dal suo blog di viaggi Peregrinare turco

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