La chiave fortunata

Valeria Ferrero

Alice pensava in modo animistico. Infatti, credeva che fosse la vita a illuderla, a spaventarla e divertirla. A portare tono alla scena erano, piuttosto, quegli imprevisti che puntualmente disfacevano le sue proposizioni accomodandosi piano o con irruenza. Ma ancora non lo sapeva e preferiva, mentre fumava sigarette, lamentarsi con il mondo, lo spazio e l’universo. Poi, cominciò ad arrabbiarsi con la società, l’uniformità, la statistica e la formalità.

Tutto vero, per carità, ma la gioia non è forse inattraversabile da queste pateticità? le chiese lui.

Giunsero fiotti di lacrime e le consegnarono calma e una nuova lucidità. Sentiva una mancanza incolmabile. Era la mancanza di emozioni e di batticuore. Aveva tentato di divenire avida per colmarla, non bastava. Un amico l’aveva sentita parlare e le aveva detto che se fosse vissuta in attesa sarebbero giunti doni. Lei gli aveva detto che ci sarebbero voluti invece turbini e saette per trasportarla via dagli attaccamenti.

In quel periodo, a mandarla ulteriormente in crisi, c’era il lavoro dove era stata remissiva nei confronti di chi appuntava obiettivi prima di mettersi a operare. La rabbia per quegli incontri deludenti aveva avuto su di lei un effetto strangolante.
Il mondo mi asfissia, diceva e intanto si inceneriva di fumo.
Sei tu che ti sottrai all’aria o è il mondo che te la toglie? la incalzava lui.
Io so cosa sto facendo, so cosa non voglio, so dove devo andare, ma sono impedita…, lei rispondeva.
Poi, lentamente, riconobbe che non sapeva tutto e che si stava infuriando per non abbandonare l’egocentrismo e le idee confortevoli che avrebbero lasciato il posto alla libertà.
Tempo dopo, con una matita in mano, riconobbe che per intendere e raffigurare ciò che appare, la chiave fortunata è quella di guardare liberandosi dalle forme a priori. Si accorse che i particolari e gli oggetti emergevano come effetto di un procedere in cui si trova spesso quel che non si sa di cercare. Questo modo di intendere l’orizzonte ne spostava i confini e li rendeva diffusi e concreti insieme.
Aprendosi alla dinamica delle relazioni cominciò ad accorgersi degli intensi spiragli di luce che le attraversavano e che ne rivelavano le qualità. Mutevole la materia delle decisioni e delle passioni, fatta di peso eppure leggera, che intravedeva appena e che restava impalpabile, scomparendo di nuovo. Queste nuove riflessioni le avevano trasformato il modo di vivere, ma poi incontrò la dimensione pubblica, che disperdeva la libertà di parola, conosciuta nelle piccole scene.
Non si sta forse con ciascuno anche quando si è soli, così come in una folla o in una piccola comunità? Giunse così una domanda nuova dal carattere politico che la riguardava e che esigeva non una contestazione, ma un’articolazione.
Prese due libri, accantonati in vista di un momento migliore, e andò a trovare la famiglia. Quella era l’ora opportuna, quelle scritture potevano sostenerla nell’accogliere la memoria incancellabile a cui aveva opposto resistenza e da cui ora voleva farsi attraversare. Stanca della vanità individuale, stava smettendo anche di aver bisogno di una sorta di ammirazione pubblica. La sua era una necessità etica di emozione e di sentimento che a scanso di sentimentalismo e vanagloria avrebbe pervaso nuove dimensioni, forse anche collettive.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...