Strategie di piazza

Davide Picatto

Indignados. Roma, 15 ottobre 2011. Foto di msako23, licenza CC 2.0

Gli indignati ce l’hanno con il blocco nero che si è preso la piazza, gli obiettivi dei fotografi e l’attenzione tutta. La politica ce l’ha con i teppisti e ha sguinzagliato i suoi paladini per tutto lo stivale a mettere sottosopra i centri sociali. L’opposizione ce l’ha con il governo e con lo spazio lasciato per strada ai violenti. Gli agenti di polizia ce l’hanno con il Ministero dell’Interno perché ha impedito loro di caricare la folla dal volto coperto e di “ingrassare le ruote dei blindati con i corpi dei dimostranti” (cit.). I media si concentrano sulle devastazioni e sulle madonne spezzate. Una manifestazione pacifica, dura, importante e di carattere internazionale non ha avuto alcun effetto perché precipitata nel caos di sanpietrini e manganelli: i lacrimogeni hanno urticato le gole e celato il senso vero di una protesta che negli ultimi mesi viene abbracciata da un numero sempre maggiore di cittadini.
C’è confusione sotto al sole, e la confusione è una vecchia strategia che aiuta a imbrogliare le idee e a sfumare gli obiettivi della rabbia sociale.
L’italiano medio non avrà dubbi: si schiererà benpensante dalla parte delle istituzioni devastate, dalla parte delle banche dalle vetrine sfasciate e della chiesa sfregiata. Non penserà più ai suoi problemi di bilancio familiare e quando tornerà a farlo accadrà di nuovo al riparo delle mura domestiche, in solitudine politica e sociale. Se la prenderà contro i porci parlamentari e non farà nulla per cambiare le cose, tranne che rodersi il fegato indossando la maschera del “sono tutti uguali, non cambierà mai nulla”.
L’italiano destrorso sarà incazzato nero: perché le forze dell’ordine non hanno potuto sgretolare le ossa dei facinorosi? Perché quei quattro comunistelli non si sono presi il fatto loro? Bisogna incrementare il controllo poliziesco, bisogna colpire senza pietà i delinquenti e bisogna impedire le manifestazioni che usano come paravento. Onore agli sbirri, gente che si suda il salario rischiando strada per strada: gli ultimi veri proletari.

Roma, 15 ottobre 2011. Foto di Emilius da Atlantide , licenza CC 2.0

L’italiano democratico e centrista sarà impegnato a schierarsi contro ogni tipo di violenza e troverà nella strategia blanda del Ministero dell’Interno un buon motivo per accusare di incapacità il governo. Attento a non essere mischiato con i sinistroidi si schiererà dalla parte del celerino ribadendo il suo pietismo nei confronti della divisa ed esigerà a gran voce punizioni esemplari nei confronti dei teppisti.
L’italiano di sinistra farà dei distinguo smarcandosi dalla rabbia dei violenti e abbracciando la massa pacifica dei dimostranti, ricordando occasionalmente che è un peccato che un corteo colorato e civile come quello di sabato sia stato ostaggio di una manciata di autonomi.
L’italiano rivoluzionario, quello che non ne può più e che non ha fiducia nella democrazia e nel cambiamento istituzionale, quello che assalterebbe i centri del potere e che vede nel poliziotto un cane da guardia idrofobo, dal comodo del suo divano dirà che hanno fatto bene a spaccare tutto, e che anzi, avrebbero dovuto proseguire e prendere il parlamento per rovesciare il sistema.
È una strategia vecchia come l’Italia repubblicana quella messa in atto sabato: Roma era una trappola come lo era stata Genova, senza gli errori di una eccessiva violenza da parte della sbirraglia. Il trucco è sempre lo stesso: lasciare che i violenti (infiltrati o meno) si prendano la piazza, facciano danno e sorridano alle telecamere; mettere in secondo piano le istanze del corteo pacifico principale; screditare i movimenti di protesta dando in pasto all’opinione pubblica le violenze dei pochi; approfittare del momento per colpire politicamente gli autonomi.
I rischi e i danni sono minimi: le assicurazioni ripagheranno le vetrine sfasciate, qualche privato piangerà l’auto incendiata, si dovranno rifare un po’ di pavimentazioni stradali e riparare qualche mezzo blindato incautamente abbandonato in strada. In cambio si distoglierà l’attenzione dei più dai veri problemi e si bloccherà la nascita di un massiccio movimento di protesta che in altri paesi occupa piazze e prime pagine. Il governo a Roma ha vinto.
Come negli anni Settanta, come a Genova 2001.

Sulla manifestazione degli indignati a Roma del 15 ottobre leggi anche Qualche considerazione su Roma e dintorni.

5 thoughts on “Strategie di piazza

  1. andrea ha detto:

    splendida e lucida analisi, un bel quadretto del nostro paese…
    ma non temere credo non sia per niente finita…

  2. continuerà e forse peggiorerà. Mi chiedo solo perché qui da noi non sia possibile mettere in piazza una protesta veramente efficace senza inscenare i soliti scontri strada per strada.

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