Il cavaliere disarcionato

Davide Picatto

Silvio Berlusconi, 10 giugno 2010. Immagine di dominio pubblico.

“Eravamo insieme all’inizio, siamo insieme alla caduta” mi dice Meggio. Abbiamo appena finito di saltare ed esultare assieme al Polacco dinanzi agli occhi grandi, verdi e stupefatti della ragazza rossa dietro al banco dell’ostello. Termino il check-in con un occhio alla TV della sala comune: non è un sogno, è veramente finita. “Berlusconi will resign” è il titolo della breaking news di Sky.
Un’esultanza da mondiale su cui tre anni e mezzo fa non avrei scommesso un solo dannato euro: era l’una e otto minuti del 15 aprile 2008 quando con Meggio scrissi su Pornopolitica questa frase: “La maratona finisce qui. La notte ci attende. Durerà almeno cinque anni”. Gabriele Martini, amico e mente di quel magnifico blog, ci aveva chiesto di aggiornare in diretta il post sullo spoglio elettorale. Quella sera finimmo con l’essere uno dei blog più letti in Italia. Quella sera eravamo convinti di entrare in un periodo cupo.
Ci eravamo sbagliati: la legislatura non è arrivata alla sua morte naturale e questi tre anni sono stati di gran lunga peggiori di quanto ci fossimo aspettati. La degna conclusione di questo ventennio disgustoso, vile e volgare. Il futuro non sarà roseo, ma si spera in un barlume di decenza. L’otto novembre 2011, l’abbraccio con Meggio e il Polacco, il Townhouse Globetrotters Hostel di Dublino e gli occhi della rossa non li scorderò mai, rimarranno indelebili nella memoria, accanto ad altri fatti berlusconiani accampati nella mia mente.
Avevo tredici anni, o giù di lì, ed ero un perfetto inconsapevole berlusconiano: ciò che mi interessava erano il calcio e le ragazze. Fioriva il seno sul petto delle mie compagne di classe e si stava avvicinando USA ’94. Alla televisione comparve uno spot. Dietro a una scrivania e con un pugno di libri alle spalle parlava sorridente il Cavaliere, da me conosciuto in qualità di presidente del Milan vincente di Fabio Capello. Sventolavano i tricolori, risuonava un inno orecchiabile. Credetti che si stava fondando un gruppo di sostenitori della nazionale.
Era la primavera del ’97. Decine di clandestini albanesi erano morti, la barca che li portava nello stivale speronata e affondata durante il blocco navale imposto dal governo. Berlusconi era all’opposizione. Berlusconi si catapultò sull’Adriatico. Berlusconi pianse dinanzi alle telecamere. Berlusconi definiva l’Italia un paese accogliente e solidale. Berlusconi criticava la politica di respingimento attuata dalla sinistra.
Correva la campagna elettorale 2001 che avrebbe portato il Cavaliere a presidiare il suo secondo governo. Ovunque per Torino manifesti elettorali con faccioni sorridenti e slogan: impegni concreti di più sicurezza e meno tasse per tutti. A Porta a Porta firmava il contratto con gli italiani. Nella buca delle lettere trovavamo la sua biografia in formato patinato. Si gridava al pericolo comunista. Io leggevo 1984 e trovavo drammatiche analogie.
18 aprile 2002: da Sofia Berlusconi emette l’Editto Bulgaro. Biagi, Santoro e Luttazzi sono accusati di fare un uso criminoso del servizio pubblico e la RAI è invitata a prendere provvedimenti. I due giornalisti e il comico spariranno dai palinsesti.
Parlamento europeo, 2 luglio 2003: Berlusconi diviene presidente di turno dell’Unione. Il socialista tedesco Martin Schulz chiede spiegazioni al Cavaliere circa la politica incompatibile della Lega Nord con quella dell’Europa, circa il conflitto di interessi e circa il mandato di arresto europeo. La risposta fu: “Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto!”
Primi anni duemila: compare il poliziotto di quartiere, si smonta la giustizia, si depenalizza il falso in bilancio, Gasparri, Bossi e Fini donano i loro nomi a un paio di leggi. Esulto quando viene abolita la leva obbligatoria. Si combatte in Iraq.
Quarto governo Berlusconi: showgirl, intercettazioni, puttane, minorenni, duomi in faccia, discorsi dal predellino, bunga bunga, nuovi partiti, separazioni coniugali, Grandi Magazzini Parlamentari con acquisti dell’ultima ora, interventi all’estero imbarazzanti, cucù, attese istituzionali, risate franco-tedesche, un paese infetto incapace di progettare il futuro, risollevarsi dalla crisi e costruirsi. L’imbarazzo globale.
Il Cavaliere è stato disarcionato dai poteri economici. I paggi fuggono per evitare di essere travolti dalla rovinosa caduta. Il cavallo continua a correre a briglie sciolte, pazzo, sull’orlo del baratro.

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