Da un altro mondo

Salvatore Smedile

ETS, editore universitario di Pisa, mantiene viva questa collana di poesia dal 2001. A oggi, 23 titoli. Il recentissimo Da un altro mondo è il viaggio interiore di Roberto Veracini, poeta addolorato, discreto, che ama il vento, il mare e la sua Volterra, “la città eremitica” in cui è nato, vive e sempre si ricompone.
Copertina violacea con una banda orizzontale che raffigura uno scontro tra forme dure e liquide. La prua di una nave che solca un mare in tempesta. Un conflitto tra elementi diversi, una guerra in atto che non si esaurisce in una notte. Nelle note ai testi si dichiara che varie poesie sono state ispirate da installazioni di Enio Furiesi e quadri di Stefano Tonelli. Da un altro mondo è un immagine che evoca lontananza, distanza, assenza, ostilità, disumanità. Il rivestimento cartaceo del libro dà precisi segnali dell’avventura verbale che seguirà.
Come un prologo, nella breve nota dell’autore, viene esplicitato il senso del volume: un viaggio che parte da Auschwitz e ritorna a Volterra. “Ma non è detto che sia solo questo. Come sempre in poesia”. Veracini mischia le carte e fa intendere che ci sono ragioni ulteriori oltre quelle apparenti. La frase è lieve e pesante, carica di tensioni interiori.
Il volume è diviso in due parti: Segnare il tempo e Altrove. Nella prima, una sola parola dei capitoli (Auschwitz, Pasolini, il lupo) annuncia l’orrendo che ci divora, il male che gonfia i nostri giorni, il reo tempo foscoliano più volte citato e presente ovunque. Un inesprimibile disagio che non si toglie di mezzo dormendoci su. Ci sono note amare, spesso il respiro è pesante. Veracini esprime la sua forte dolenza nel vivere la squallida attualità. Dietro le parole semplici e sagge (e colte) c’è una faticosa aderenza al mondo. “Questo posto è orrendo. / Si vedono le immagini / perfette. Non si sente più niente”. La cronaca, gli annunci quotidiani dei bollettini di guerra, la follia dell’umanità che implode senza reazioni nelle nostre coscienze addormentate, costituiscono un limite oltre il quale non si può andare. C’è qualcosa di avulso:“Ma il peggio – lo sai – non è il male / è il suo decoro”. Veracini parla della sua realtà e parla di cose che ci attorniano coinvolgendoci nella sua disillusione, nel lucido pessimismo di chi non riesce più a riconciliarsi con cambiamenti che non verranno.
La seconda parte è un omaggio a Volterra. Magnifica, fuori dal tempo, con la sua brezza di mare che arriva dal Tirreno, con i suoi turisti increduli, le sue divinità etrusche, il suo vento costante. In ogni stagione c’è una Volterra che ogni anno si ripete nuova e diversa, ricca di nostalgie, avversità, pensieri, ricordi. Luogo della rimembranza, dello spazio interiore.
Le stagioni di Volterra sono qui presenti in una versione in prosa. Ho avuto modo di leggere la precedente versione con il classico a capo della poesia. Non saprei quale delle due è più suggestiva . In ogni caso, “L’autunno a Volterra è il viandante sul mare di nebbia di Caspar Friedrich”. Senza un luogo dove tornare non si può ripartire.

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