La miopia dei settari

Giovanni Guizzardi

Cesare Battisti. Creative Commons Attribuzione 2.5 Brasile

Mi sveglio una domenica mattina e come mio solito accendo il notebook e leggo le ultime novità da Google. Per prima cosa tutto ciò che c’è sul governo Monti e sugli sfracelli che dovrebbe fare, poi, visto che di domenica si può poltrire a letto, la mia attenzione un po’ svogliata scorre le altre notizie, fra le quali questa del Tg1 Online:

In un’intervista a Le Monde Cesare Battisti dichiara: “Mi assumo le mie responsabilità politiche e militari”, ribadendo al tempo stesso la sua innocenza. “Attenzione, non ho ucciso nessuno, ero solo una ruota del carro in una delle innumerevoli organizzazioni di estrema sinistra allora in guerra con lo Stato”. Per lui, la condanna all’ergastolo per aver commesso 4 omicidi, è ingiusta perché basata su un dossier “circondato dal vuoto” nonché “sulla fede nelle accuse di un solo e unico pentito, Pietro Mutti, che ha collaborato in cambio di una riduzione della pena”.
Da Battisti, rilascia
to lo scorso 9 giugno dopo che la Corte Suprema brasiliana ha confermato il “no” alla sua estradizione in Italia, giunge anche una critica alle autorità italiane, colpevoli di “voler far espiare i sogni” ai militanti degli anni Settanta. Anni in cui “sono stati fatti errori ma in fondo, all’epoca, tutti avevano delle pistole. L’Italia” prosegue Battisti “viveva una situazione prerivoluzionaria”.

Francamente di Battisti non me ne frega niente, non so se è un pluriomicida o una delle innumerevoli vittime di un errore giudiziario, anche se le innumerevoli vittime a differenza di lui non riempiono le pagine dei notiziari. Non so perché, ma mi ricorda un altro il cui cognome comincia per B e che da anni mi fracassa gli zebedei con la solfa della persecuzione dei giudici e degli avversari politici.
Vabbè, non è poi questo quello che mi turba di quella notiziola del Tg1 Online. A meno che non faccia il furbo come l’altro B (cosa non impossibile), mi turba l’incapacità di Battisti, dopo più di quarant’anni, di curare la miopia che sembra gli impedisca ancora oggi, come gli impedì allora, di leggere correttamente la realtà di quel lontano e brutto periodo della nostra storia.
Lui è nato il 18 dicembre del 1954, io ho quasi esattamente due anni più di lui. C’ero anch’io, negli anni settanta, e li ho vissuti negli stessi ambienti studenteschi e giovanili in cui li ha vissuti lui. Ebbene, io non avevo alcuna pistola, i miei amici nemmeno, i miei compagni di corso neppure, e così pure i miei compagni di partito (PCI), anche se c’è ancora chi pensa il contrario. L’unico armato era forse il vecchio “Tajadela” (tagliatella), un ex partigiano che conservava in soffitta una Spandau MG 42 tedesca senza otturatore (diceva lui) come ricordo dei bei tempi della Resistenza, e noi tutti si era molto preoccupati perché se gliela trovavano finiva dentro e buttavano via la chiave.
Ma soprattutto non avevano pistole né mio padre né mia madre, né i loro amici né i loro colleghi di lavoro. E nemmeno i miei altri parenti erano armati, e nemmeno i loro amici e i loro colleghi di lavoro. Quasi nessuno aveva pistole in Italia, negli anni settanta. Gli unici ad averne erano quelle quattro teste di cazzo che militavano nei gruppuscoli (di destra o di sinistra) che proliferavano nelle università e che pensavano che il mondo assomigliasse alla sede del loro partitino. Erano loro, solo loro che credevano di vivere in una situazione prerivoluzionaria. Lo so, perché purtroppo li ho conosciuti, li vedevo all’Università, li ascoltavo nei corridoi della facoltà di Lettere, ne leggevo i volantini sotto i portici di via Zamboni. Se la raccontavano ogni giorno, quella rivoluzione assurda e impossibile, pensavano e agivano come se in Italia stesse per verificarsi una catarsi universale dalla quale, rosso come il sangue, sarebbe sorto un mondo migliore.

Cesare Battisti e altri membri dei PAC nel carcere di Frosinone 1981. Immagine di pubblico dominio

Almeno di questo Cesare Battisti è consapevole, erano solo sogni. I loro sogni però, non i miei e nemmeno quelli di circa il 99% della popolazione italiana. D’accordo, sognare non è mai stato un crimine da nessuna parte. Di certo non in Italia, né negli anni settanta né ora.
Ma uccidere sì, lo era allora e lo è anche oggi, ovunque.
Ci sono però un paio di parolette in quell’intevista a Le Monde che la dicono lunga sulla cocciuta propensione a giustificare se stesso e gli altri militanti fanatici come lui che insanguinarono l’Italia negli anni settanta. Battisti infatti dichiara di assumersi le proprie responsabilità politiche e militari e parla di guerra allo Stato. Eh, già. Battisti si considerava allora un soldato, ed evidentemente lo pensa anche adesso. Si sa, i militari in guerra uccidono, ma non per questo commettono un crimine punibile dal codice penale. E dunque, ecco su cosa si poggia tutto il discorso giustificatorio di Battisti: c’era una guerra in atto e ora che è finita i prigionieri hanno il diritto riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra di essere liberati e di tornare a casa a raccontare ai figli quanti nemici hanno ucciso. Molto comodo. C’è uno vicino a casa mia che mi sta sul cazzo, io gli dichiaro guerra, lo ammazzo e poi mi assumo le mie responsabilità militari. Ma per piacere.
Quella non fu una guerra. Io non me ne accorsi, e non se ne accorse nemmeno l’esercito italiano di cui proprio in quegli anni io feci parte per dodici lunghi mesi. Nessuno in quel periodo mi ordinò di ammazzare i Proletari armati per il Comunismo, e se lo avessi fatto di mia iniziativa sarei finito sotto processo per omicidio. E anche le forze dell’ordine (polizia e carabinieri), se ben ricordo, non cercavano di proposito lo scontro armato e non avevano l’ordine di sparare a vista, come si fa in guerra. Mi risulta al contrario che con attente indagini si ponessero l’obiettivo di arrestare i terroristi per assicurarli alla giustizia. Si è mai vista una guerra in cui l’obiettivo non è quello di uccidere i soldati nemici?
E dall’altra parte invece, è una guerra quella in cui tu vai in giro ad ammazzare in agguati e imboscate persone inermi, che non sono in grado di difendersi perché ovviamente girano disarmate e che non hanno un solo motivo al mondo per desiderare la tua morte?
Il problema vero è che quelli come Battisti erano degli esaltati indottrinati fanatici che vivevano sempre e soltanto fra di loro, si convincevano che il mondo fosse quello che si raccontavano nelle loro riunioni, e poi agivano di conseguenza. Una lucida follia, un colossale delirio collettivo, di cui Cesare Battisti pare non aver ancora preso coscienza.
Proprio per questo se è veramente un omicida in fondo il posto giusto per lui non dovrebbe essere un carcere, ma un ospedale psichiatrico giudiziario. E se è innocente, comunque avrebbe bisogno di un trattamento sanitario obbligatorio, come tutti i talebani di questo mondo.

One thought on “La miopia dei settari

  1. Anonimo ha detto:

    Complimenti per il bell’articolo. Sono d’accordo assolutamente su tutto… salvo le ultime quattro righe che mi hanno lasciato un po’ perplesso. Sono convinto che non sono state scritte con intenzioni repressive (e, forse, verrò giudicato troppo serioso) ma ci tengo a dire, visto che mi si offre l’occasione, che tutti gli o.p.g. andrebbero chiusi, data la vergogna che sono e che rappresentano, e anche i t.s.o. per questioni ideologiche (di qualunque ideologia si tratti) sono un’aberrazione… sono un’altra forma di ‘talebanismo’, ancora più pericolosa, perchè istituzionalizzata e conformisticamente accettata. Buone feste e un abbraccio. Dario

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