Cromwell arms

Davide Picatto

Statua di Oliver Cromwell, Palazzo di Westminster, Londra. Fotografia di E. Brown, CC 2.0.

A Londra, davanti al palazzo di Westminster, sorge una statua di Oliver Cromwell, l’uomo che difese il parlamento inglese contro l’autoritarismo di Carlo I. Grande condottiero, tattico e organizzatore di eserciti, è stato l’unificatore delle isole britanniche. Amato dagli inglesi, dai protestanti e dai repubblicani, è odiato dagli irlandesi, dai cattolici e dai monarchici.
Con la spada in mano, sembra proteggere la House of Lords e la House of Commons. Ma fu egli stesso che nel 1653, dopo aver guidato i parlamentaristi alla vittoria contro i realisti nella guerra civile inglese e dopo aver dichiarato caduta la monarchia, sciolse il parlamento repubblicano e instaurò una dittatura militare. Quattro anni dopo il parlamento nuovamente costituito gli offrì la corona. Lui la rifiutò, ma in compenso accettò il ruolo di Lord Protettore, nominalmente non un sovrano, ma nella gestione del potere e di fatto sì.
Un uomo di polso, che in fondo non ha mai rispettato le istituzioni. Quando nel 1649 Carlo I fu processato per alto tradimento, i soldati di Cromwell irruppero nell’aula in cui si erano riuniti i parlamentari impedendo il voto a chi era contrario alla condanna a morte del re. Nell’anniversario del regicidio del 1661 Carlo II, restaurata la monarchia, fece esumare i resti di Cromwell e vendicò simbolicamente il sovrano con una esecuzione postuma del Lord Protettore, impiccando, squartando e decapitando il cadavere. La testa fu esposta come monito davanti all’Abbazia di Westminster fino al 1685 e Cromwell divenne un martire liberale.
Ovunque in Irlanda ci si imbatte in chiese e cattedrali cattoliche che Cromwell prima ha trasformato in stalle per i cavalli del suo esercito, poi ha incendiato e scoperchiato. Protestante e puritano, era convinto di essere un eletto inviato da Dio in terra per realizzare il suo volere. Aperto verso le altre confessioni religiose, dopo più di tre secoli aveva riaccolto gli ebrei nelle isole britanniche in nome della libertà di culto. Libertà di culto, purché questo non fosse di rito cattolico. La Chiesa Romana aveva, secondo lui, posto il Papa e il clero su un gradino più elevato della Bibbia e si era macchiata delle persecuzioni contro i protestanti di tutto il continente.

Oliver Cromwell, dipinto di Robert Walker, National Portrait Gallery, Londra. Immagine di dominio pubblico.

Nel 1641 i puritani inglesi approfittarono del massacro di 4000 protestanti stranieri in Irlanda per alimentare l’odio nei confronti dei cattolici, gonfiando i fatti e il numero di uccisioni che, secondo alcuni resoconti, sfioravano le duecentomila unità. Quando Cromwell sbarcherà sull’isola nel 1649 giustificherà la durezza delle repressioni appellandosi a quegli eventi e a quelle voci. A Drogheda farà passare per le armi quasi tremila soldati fedeli al re, civili e preti cattolici, mentre a Wexford cadranno vittima delle sue ritorsioni oltre duemila persone. La propaganda realista dipinse Cromwell come un sanguinario uccisore di innocenti, mentre egli stesso negava di aver ucciso civili e uomini disarmati. Comunque sia andata, nel 1652 la religione cattolica fu dichiarata fuorilegge, i preti taglieggiati e le proprietà di chi non abiurava la propria fede confiscate.
Con la Scozia protestante e presbiteriana le cose andarono diversamente: presa nella campagna del 1650-51 dopo che i vicini ebbero provocatoriamente incoronato re d’Inghilterra Carlo II, figlio del monarca giustiziato, Cromwell non si scagliò contro il sistema religioso locale. Nonostante ciò, la durezza degli assedi e la deportazione a Barbados dei ribelli più pericolosi lo resero celebre per la sua spietatezza.
Morì nel 1658, apparentemente di malaria. Due anni dopo il parlamento, constatando l’inadeguatezza al comando di Richard, figlio di Cromwell e suo successore, invitò il nuovo Lord Protettore ad abdicare e restaurò la monarchia dando la corona a Carlo II.

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