Sambusi 1/6

Davide Picatto e Simone Ferrarini (illustrazioni)

Il villaggio ha i colori sciacquati dal sole, i muri in argilla intonati con i tetti e la strada polverosa che lo attraversa fatta della stessa sostanza del deserto che tutto circonda: a lacerare il mezzogiorno solo la violenza accecante della lamiera di qualche copertura.
Un uomo cammina al centro dell’unica via, sandali che alzano nubi di sabbia finissima a ogni passo. Guarda a destra, guarda a sinistra, e poi ancora a destra e a sinistra in tutti gli usci aperti: solo buio e silenzio all’interno delle abitazioni.
Avanza lentamente, prima un piede poi l’altro. Sente la fatica di ogni movimento nella calura, sente il sudore sulle tempie.
Si ferma davanti a una casa. Chiama forte: mamma, Nadif, Roble! Non c’è risposta. Avanza adagio verso la porta, la apre e viene inghiottito dal nero assoluto dell’unica stanza. Poi tutto comincia a tremare, sente degli scossoni e perde l’equilibrio.

Il treno frena bruscamente. La testa di Ghedi ciondola di scatto in avanti, quasi dovesse staccarsi dal collo. Apre gli occhi e si guarda intorno. Di fronte a lui, discosta di un sedile, c’è una ragazza. Ruota lo sguardo e incontra quello di un altro passeggero seduto vicino al corridoio. Ghedi gli sorride e non viene ricambiato. Ritira le gambe che aveva allungato, si mette composto, avvicina il viso al finestrino e ripara gli occhi con la mano aperta per sondare il buio: campagna.
Da quanto sta dormendo? Dove si trovano adesso? Vorrebbe chiedere l’ora alla ragazza, ma nota i fili degli auricolari salire da una tasca e scomparire fra i capelli. Di chiederla all’uomo non se ne parla: in tutti questi anni ha imparato a riconoscere la scontrosità al primo sguardo.
Il treno strattona e riparte con una lentezza impressionante. Mentre fuori il paesaggio notturno inizia a scorrere Ghedi insegue il sogno. I dettagli sono distanti, sfumati, ma percepisce la sensazione generale: solitudine, nostalgia, angoscia.
Fruga in una tasca laterale dei pantaloni. Ne cava il biglietto che Asad gli ha dato in mano alla stazione di Vibo Valentia con un foglietto ripiegato con cura. Lo apre e legge per l’ennesima volta l’indirizzo scritto fra i quadretti: Corso Brescia 68.
Guarda fuori il nulla scomparire velocemente dietro al finestrino e pensa che quel pezzetto di carta è tutto quello che gli rimane.

Sambusi è un racconto a puntate di Davide Picatto.
I disegni di Simone Ferrarini non sono illustrazioni al testo, ma note integrative.

PUNTATA SUCCESSIVATUTTE LE PUNTATE

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