Il comico

Salvatore Smedile

Joseph O’Connor, irlandese, fratello della famosa cantautrice Sinead, rinnova la propria stilistica con un libro agile e grazioso, stampato da Guanda. Copertina color albicocca che contrasta con la sagoma nera di un giovane con una pennellata rossa all’altezza dello zigomo.
Con Il comico, O’Connor convince del tutto. In poco più di sessanta pagine per otto capitoli intreccia una trama tragicomica che ci dona un racconto di vita. Una storia di formazione irlandese è il sottotiolo che dice tutto. A scanso di equivoci l’autore ha dichiarato che la vicenda non è autobiografica ma non si tira indietro nel sentirsi parte di una nazione che ha attraversato guerre intestine e crisi profonde. L’Irlanda è un modo di vivere. Lì, sull’Atlantico aperto e vicina alla Scozia, vichinga e propriamente irish, per nulla british. Cattolica, bevitrice incallita, chiusa e libera, divisa in due, europea e remota, dai cieli incomparabili e dalle piogge eterne.
In poche pagine O’Connor ce la offre tutta, la sua Irlanda amata e odiata. Non può essere altrimenti per molteplici coincidenze storiche e di vita. Ad una prima lettura l’autore non sembra nemmeno irlandese. C’è, nelle sue pagine, come uno sviamento di senso tipico della narrazione yiddish, un’estraneità che assembla fatti apparentemente lontani. Le prime righe inquadrano la situazione di Paddy, la voce narrante. Incontriamo l’anziana Agnes Graham, l’amica troppo amica di famiglia e Glasthule, più un paese di campagna che una parte di Dublino.
Siamo nel 1975 e in Irlanda si ascoltano gli Osmonds e soprattutto i Bay City Rollers, scozzesi e all’apice dei gusti popolari. Ma ci sono anche le bombe e una guerra di religione che non è solo una guerra di religione. Paddy ha sette anni è ancora piccolo per leggere quello che gli sta intorno ma ha capito che il 1975, quando sua madre fuggirà in Inghilterra, è un anno decisivo per la sua famiglia: E quando fu finito, niente era più come prima. Paddy è costretto a diventare grande per tutta una serie di fatti che avvengono contemporaneamente. Contrasti duri tra genitori, una madre che non esce più di casa, un fratello e due sorelle che non hanno visto i tempi migliori della famiglia, quando a casa non si litigava. Tutto era tenuto insieme dalla particolare comicità del padre che ad ogni problema trovava come un mago la risposta che lo ribaltava in positivo, anche se all’età di Paddy non si capisce il dolore di essere lasciati. E nemmeno il dolore di lasciare. Un giorno la madre abbandona la famiglia. Non c’è giudizio nella voce narrante. Avviene e basta, come tante cose avvengono ovunque e in ogni tempo. Dublino diventa una città qualsiasi, con le sue turbolenze e i suoi momenti migliori. Il padre cerca di dare un senso a tutto ciò: Qualche volta, succede alle persone. Quando una cosa è troppo ridicola, ti vengono le lacrime agli occhi. Lo chiamano piangere dal ridere. Poi un giorno il grande comico, nel mezzo delle sue solite battute sul matrimonio, muore ridendo. Nessuno gli crede, magari fa parte del gioco, e lui se ne va alla sua maniera. Il ricordo di Paddy, ormai adulto, rimane limpido e rassicurante: Basta il suono di una risata a riportarmelo. Come un fantasma, credo. O forse solo come un ricordo.
La rapidità con cui si legge il libro lascia la nostalgia di un luogo in cui si ha voglia di tornare. Stilisticamente è una via da seguire.

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