Sambusi 4/6

Davide Picatto e Simone Ferrarini (illustrazioni)

Dei controllori Ghedi non ha paura: la divisa che teme è quella della polizia ferroviaria. Asad lo aveva avvertito: «Tieni d’occhio le stazioni». Ma sonno e stanchezza gli hanno strappato di dosso l’impellenza della sicurezza: convinto di avercela fatta si lascia andare alla sorte.
La Spezia alle spalle, non si scompone quando entra il terzo controllore dall’inizio del viaggio. Gli porge il biglietto e gli chiede l’orario di arrivo: saranno a Torino per le otto e mezza. Intanto l’uomo con cui divideva lo scompartimento è sceso lasciandolo solo con la ragazza che sembra non avere sonno. Non si sono scambiati una parola. Ghedi si limita a guardare il buio fuori dal finestrino, a sonnecchiare e a pensare a quello che lo aspetta: nulla.
Sa che dovrà trovarsi un lavoro e che non essendo in regola sarà sfruttato. Sa che dovrà cercare un posto dove vivere, e in una città non ha idea di dove trovarlo. Sa che ci saranno molti stranieri come lui e che quindi si potrà mimetizzare meglio, ma sa anche che potrà incontrare più pericoli, più polizia e più controlli.
Vorrebbe andarsene dall’Italia e chiedere asilo politico in un altro paese, ma gli hanno spiegato che in Europa lo puoi fare solo nel primo stato in cui metti piede, e le sue impronte sono già state prese a Lampedusa.
Potesse farlo tornerebbe indietro a mangiare i piccoli sambusi preparati da sua madre, triangolari, fritti e ripieni di carne. Tornerebbe a giocare con i suoi fratellini. Tornerebbe a studiare e diventerebbe medico. Tornerebbe per cercare moglie. Tornerebbe per migliorare il suo paese. Ma in Somalia qualcuno vuole la sua testa e sono mesi che non ha notizie da casa, di sua madre e dei piccoli Nadif e Roble.
Potesse farlo andrebbe a vivere in Inghilterra dove Korfa ha ottenuto il permesso di soggiorno e lavora in un negozio.
Potesse farlo andrebbe in un qualsiasi luogo accogliente pronto ad accettarlo per quello che è: un giovane ambizioso disposto a lavorare duro per farsi una vita.
Guarda alternativamente dai finestrini lo scuro del mare e il buio della roccia dell’entroterra ligure e si sente in trappola: non può tornare a casa, non può stare in Italia, non può andare da nessun’altra parte.

Sambusi è un racconto a puntate di Davide Picatto.
I disegni di Simone Ferrarini non sono illustrazioni al testo, ma note integrative.

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