L’occhio azzurro 1/3

Andrea Cangeri e Ástrid Jaimen (illustrazioni)

A trentatré anni, Alessandro Magno aveva già conquistato tutte le terre conosciute. I suoi soldati lo seguivano ovunque, come in un delirio: «Dove andremo, una volta passato il Gange? Generale, parla, dicci solo dove!». Si ubriacavano di vino, di vittorie e di futuro. Un futuro di letti più comodi e pasti sicuri, un futuro di spose e figli, un futuro che a stento riuscivano a immaginare, perché dopo tanti anni di guerra la pace era un ricordo talmente sbiadito che alcuni dubitavano che fosse mai esistita, o che potesse mai ritornare.
Ogni giorno, al tramonto, Alessandro convocava i suoi capitani nella sua tenda per pianificare la battaglia del giorno successivo. Però quel giorno accadde qualcosa di strano. Il generale uscì dalla sua tenda bianca e passò tra i soldati senza una parola. Era più bello che mai, però nessuno poté vederlo, perché nessuno dei suoi uomini osava guardarlo direttamente. Seguirono solamente con gli occhi la lunga ombra del generale invincibile, che scivolò lentamente tra di loro e su di loro; infine si fermò.
E restò sola, di fronte all’oceano.
L’immensa distesa d’acqua che aveva dinanzi non apparteneva a nessuno e nessuno la difendeva, eppure neanche Alessandro Magno era capace di conquistarla, anche se avesse avuto il doppio dei soldati. Nessuna arma poteva vincerla.
Fino a quel momento Alessandro aveva sentito la sua vita come una linea che correva sempre nella stessa direzione, veloce – forse troppo veloce – e quasi senza deviazioni. Per la prima volta il suo cammino di conquista doveva fermarsi. Eppure quel mare indifferente e sfacciato – che spezzava il silenzio assordante dei soldati – non gli sembrava nemico. Allora ebbe la sensazione che la linea della sua vita si fosse piegata fino a intersecarsi con se stessa, in qualche punto di un passato lontano e dimenticato: aveva già vissuto quel momento.

L’occhio azzurro è un racconto a puntate di Andrea Cangeri ispirato alla canzone Alessandro e il mare di R. Vecchioni. Le illustrazioni sono di Ástrid Jaimen. 

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