L’occhio azzurro 2/3

Andrea Cangeri e Ástrid Jaimen (illustrazioni)

Un occhio marrone, come la terra, e l’altro azzurro, come il mare. Un occhio per guardare tutto ciò che aveva conquistato e l’altro, come un insulto, per guardare ciò che gli era sempre stato negato. Sin da quando era un bambino non c’era stato uomo o donna – all’infuori dei suoi genitori – che non evitasse lo sguardo di quegli occhi diversi ed inquieti. Uno sguardo che non incontra altri sguardi prima o poi si fa solitario e rimane bloccato nel tempo. Lo sguardo di Alessandro era rimasto bloccato in quell’istante in cui per la prima e forse l’unica volta aveva conosciuto quello che neppure il suo maestro Aristotele era stato capace di fargli capire: il concetto di limite. E se lo stesso Poseidone fosse emerso adesso dal mare per guardare dentro quegli occhi, non avrebbe visto riflesso l’oceano infinito, ma delle immagini di molti anni prima, dei giardini reali di Pella, in Macedonia: un grande prato fiorito accanto a un viale interminabile nell’occhio marrone, e nell’occhio azzurro una magnifica fontana, con zampilli d’acqua che uscivano dalle bocche di tre ippogrifi, brillavano alla luce dorata del tramonto e ricadevano nella vasca piena di pesci d’argento.
Le lezioni di Aristotele non gli servivano a nulla. Rispettava il suo maestro, ma era stufo di ascoltare le sue idee antiquate sulla polis: il mondo era cambiato, pensava, e un giorno lui lo avrebbe conquistato tutto, città dopo città, campo dopo campo. Come poteva funzionare la democrazia in un impero così immenso? E quanto grande avrebbe dovuto essere la agorà, perché ogni uomo potesse esprimere le proprie opinioni ed ogni vecchio le sue stupide lamentele?
Così, accadeva spesso che Alessandro disertasse le lezioni e si nascondesse nei giardini del palazzo, talmente vasti che sapeva che nessuno avrebbe provato a cercarlo in quel labirinto di viali, alberi e siepi; e tuttavia, se ci avessero provato, l’avrebbero trovato sempre nello stesso posto, il suo preferito: la fontana degli ippogrifi.
Amava quella fontana, sentiva verso di essa una strana attrazione, che il divieto dei suoi genitori rendeva ancora più forte: aveva il permesso di guardarla, però non di tuffarsi nell’acqua. Nessun bambino fa molto caso ai divieti dei genitori, almeno quando nessuno lo vede. Anzi, negargli qualcosa equivale quasi sempre ad ottenere che diventi l’unica cosa che gli importa. Alessandro, il bambino strano, il bambino solitario, non era differente in questo. Tuttavia, nessuno storico poté sapere né raccontare che il principino che sognava un impero e non temeva di affrontare gli eserciti di tutto il mondo e di ogni colore, aveva paura dei pesci e di quegli ippogrifi che, a differenza degli umani, lo guardavano negli occhi.
Non entrò mai nell’acqua della fontana.

L’occhio azzurro è un racconto a puntate di Andrea Cangeri ispirato alla canzone Alessandro e il mare di R. Vecchioni. Le illustrazioni sono di Ástrid Jaimen.

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