La legge del più forte

Giovanni Guizzardi

Carlo Magno investe Rolando e gli consegna Durlindana

Non è facile far capire a qualcuno che non lo sa quale gigantesca rivoluzione sia stata quella che tra sette e ottocento ha spazzato via ciò che restava del sistema feudale e ha imposto al mondo l’egemonia dei valori borghesi. A scuola, quando mi affanno a spiegarlo, sbatto regolarmente contro il muro della incomprensione. I più diligenti fra i miei studenti magari si imparano a memoria il libro di testo o recitano compunti le esatte parole che io ho speso invano per far vedere loro la luce, ma le tenebre restano nei loro occhi, perché non possono uscire da alcuni anacronismi che hanno bevuto insieme al latte materno. Il più madornale è quello per cui il denaro è sempre stato fonte di potere.

Il problema è che non è del tutto falso, ma in gran parte sì. Il mondo feudale costruito da Carlo Magno era dominato da una casta ristretta che deteneva il monopolio delle scarse risorse allora esistenti e che ne legittimava il possesso in forza della propria nascita e soprattutto delle proprie armi. Il problema per i miei studenti è capire che quei nobili guerrieri non avevano potere perché erano ricchi, ma erano ricchi perché avevano potere. La conquista del potere anzi era del tutto impossibile con l’uso del denaro, che fra l’altro scarseggiava: i feudi non erano alienabili né, almeno inizialmente, trasmissibili per via ereditaria. E quando dopo il Mille cominciò a svilupparsi una nuova classe borghese e cittadina, lo sport preferito di ogni banchiere fu quello di riuscire a far sposare una propria figlia a un conte o a un marchese a corto di denaro, affinché i nipotini nascessero nobili. D’accordo, il matrimonio portava magari nelle casse dello sposo una dote stratosferica, ma non era il banchiere che si rassegnava ad avere per genero uno squattrinato fannullone, era invece il giovane conte che per vili questioni di denaro si abbassava a sposare una popolana.

Santi di Tito: Niccolò Machiavelli.

Quale fosse il peso civile e morale di un banchiere è ben spiegato da Shakespeare nel Mercante di Venezia: Antonio presta denaro gratuitamente e quindi è buono, Shylock chiede un interesse e quindi è cattivo. I valori correnti erano dunque, ancora alla fine del cinquecento, quelli del mondo feudale: forza, coraggio, onore, generosità, disinteresse. È anche vero che quasi cent’anni prima Machiavelli aveva ben spiegato di che lacrime grondi e di che sangue lo scettro dei regnatori, ma nemmeno lui si era sognato di affermare che il potere si ottiene col denaro. Arrivava al massimo ad affermare che a un uomo si può anche uccidere la mamma, ma non gli si deve levare la borsa dei denari, se non lo si vuole nemico per sempre. E con ciò sgombriamo il campo da un equivoco: non sto dicendo che l’Ancien Regime fosse un mondo di onesti e di puri di cuore; semplicemente, il denaro era una conseguenza e non una causa e nessun uomo ambizioso poteva sperare di diventare potente arricchendo, mentre qualunque potente poteva contare sulle ricchezze connesse alla sua posizione sociale.

Poi sono arrivate la rivoluzione industriale, la rivoluzione americana, la rivoluzione francese. Ci sono voluti duecento anni, ma oggi i valori illuministici di libertà e uguaglianza dominano il mondo. È stata dura, però: sistemi filosofici e ideologie politiche di ogni tipo, anche fra loro antitetiche, hanno cercato inutilmente di mantenere intatto il primato della politica sull’economia, ma alla fine la democrazia ha vinto. Nulla infatti è più democratico del denaro: ha lo stesso valore a prescindere da chi lo possiede, a nessuno è vietato possederne e farne uso, chiunque può guadagnarne in mille modi diversi e laddove non vi siano ostacoli dovuti al perdurare degli ultimi brandelli di feudalesimo, chiunque ha l’opportunità di guadagnarne. Il denaro non ti chiede né virtù morali né istruzione, non vuole sapere da chi sei nato né cosa fai nella vita, e nemmeno chi frequenti. Il denaro è la vera livella del mondo moderno, perché ha sostituito ai criteri di giudizio soggettivi e qualitativi quelli più scientifici e oggettivi della quantità: il denaro è oggi la misura oggettiva e quantificabile del successo economico, ovvero (ahimè) del successo tout court.

Naturalmente il principale responsabile di questa svolta epocale sono gli Stati Uniti, dove fu tentato per la prima volta e con incredibile successo l’esperimento politico di una società senza caste, nella quale l’unico modo di affermarsi fosse quello di accumulare più denaro degli altri in un contesto di assoluta libertà ma nel rispetto delle leggi espresse dalla volontà generale tramite libere elezioni.

È vero, l’esportazione del modello americano su tutto il pianeta è frutto di tre guerre mondiali dalle quali gli Stati Uniti sono usciti vittoriosi, e quindi parrebbe a prima vista che il primato della forza militare e della politica non sia in discussione nemmeno oggi. Ma non è così. Quelle guerre, tutte quelle guerre, gli americani le hanno vinte non in forza del loro superiore coraggio e della loro superiore strategia militare, bensì per la smisurata forza della loro economia. Sono i loro soldi che hanno vinto quelle guerre, poiché anch’esse hanno dovuto piegarsi alla nuova forza del denaro. Solo lo strapotere della loro economia permise agli Stati Uniti di combattere due guerre contemporaneamente tra il 1941 e il 1945, e dopo Pearl Harbour di costruire una intera flotta di portaerei in pochi mesi. Ancora una volta, fu il denaro che ottenne il potere. Fermo restando che il potere così ottenuto generò a sua volta denaro.

Oggi quindi viviamo in un mondo in cui lo sviluppo dell’economia segna le tappe del successo politico, e non viceversa. Un tempo sui giornali le notizie più importanti erano legate alle vicende politiche, oggi è lo spread a tener desta l’attenzione dei lettori. E a nulla vale agitarsi e dire che non è giusto, perché se sei pieno di debiti e non li puoi pagare, nessuno più ti fa credito e tu sprofondi in quella miseria da cui credevi di essere venuto fuori per sempre. E se un tempo potevi pensare di risolvere i tuoi problemi politicamente, magari con una bella guerra contro i creditori, oggi non puoi più, perché i creditori hanno più soldi di te e quella guerra la vincerebbero loro.

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