I polli di Renzi

Giovanni Guizzardi

Matteo Renzi

Mi capita talvolta di cominciare a scrivere un articolo per Linea e di non finirlo. Lo metto allora in una cartella a cui ho dato il nome pietoso di “lavori in corso”, in realtà un modo per nascondere un vero ricovero per anziani rottamati, e invecchia malinconicamente, sprofondando nell’oblio, come purtroppo accade tanto spesso.
Negli ultimi tempi però continua

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Insediamento di Hollande

Lorenzo Allegrini

Paragonare massa
umana e monetaria
ci ha portato a una contrazione del
Pil dell’immaginario.
Il denaro non è mai stato sapido
come l’odore forte del lavoro,
perché il mercato è rapido
e non ammette dialogo.
Equivocando la speculazione
abbiamo abbattuto l’idea del dubbio,
la moratoria del pensiero fertile
ha svilito l’amore e la ragione.
L’abbondare dei bond
mette a disagio l’anima:
piega la riflessione
ai tassi di interesse.

La lotta alla casta: tra antipolitica e astensionismo

Alessandro Barella

Le elezioni amministrative sono vicinissime e molti hanno già pensato: “No, io a votare stavolta non ci vado”. I motivi possono essere i più diversi, ma tra i principali c’è lo schifo nei confronti della classe politica attuale: “Io non mi sento rappresentato da questa manica di ladri, il mio voto non lo avranno mai”. Quante volte abbiamo sentito frasi del genere?
Chi pensa così, lo fa solo per sentirsi a posto con la coscienza (“Ah, quello manda tutto a rotoli? Mica l’ho votato”) o sperando di portare un cambiamento con questo suo non-gesto (“Non andiamoci più a votare, così prima o poi lo capiranno!”). Purtroppo sono solo cavolate, sogni di una persona che non guarda come funzionano le cose. Continua

Il cavaliere disarcionato

Davide Picatto

Silvio Berlusconi, 10 giugno 2010. Immagine di dominio pubblico.

“Eravamo insieme all’inizio, siamo insieme alla caduta” mi dice Meggio. Abbiamo appena finito di saltare ed esultare assieme al Polacco dinanzi agli occhi grandi, verdi e stupefatti della ragazza rossa dietro al banco dell’ostello. Termino il check-in con un occhio alla TV della sala comune: non è un sogno, è veramente finita. “Berlusconi will resign” è il titolo della breaking news di Sky.
Un’esultanza da mondiale su cui tre anni e mezzo fa non avrei scommesso un solo dannato euro: era l’una e otto minuti del 15 aprile 2008 quando con Meggio scrissi su Pornopolitica questa frase: “La maratona finisce qui. La notte ci attende. Durerà almeno cinque anni”. Gabriele Martini, amico e mente di quel magnifico blog, ci aveva chiesto di aggiornare in diretta il post sullo spoglio elettorale. Quella continua

Cronache dal seggio

Maria Genovese

Sezione 5 di un piccolo seggio di provincia, nel cuore della rossa Emilia, dove l’impegno elettorale è vissuto più come un dovere che come un diritto. È la sezione che ha raggiunto la maggiore percentuale di votanti: sono le 7 del lunedì mattina e la sezione riapre con un esiguo 59%.
Un fallimento.
E sembra quasi paradossale visto quanto queste regionali siano state caricate di importanza politica. Si è cercato di rendere queste elezioni una sorta di riconferma plebiscitaria del Presidente del Consiglio, che ha presentato un preciso programma di governo da attuare dopo la ” scontata” vittoria, togliendo spazio ai programmi reali dei canditati al governo delle regioni, vissuti come di secondaria importanza. Con la chiusura delle trasmissioni di approfondimento si è tolta poi ogni possibilità di dar voce ai programmi dei candidati delle altre forze politiche.
Il successo di Raiperunanotte avrebbe fatto intuire una affluenza massiccia anche solo per continua

Il rituale della Democrazia

Davide Gallarate

Bandiera indiana. Licenza GNU 1.2

Bandiera indiana. Licenza GNU 1.2

Per la quindicesima volta da quando ha raggiunto l’indipendenza nel 1945, la più grande democrazia del pianeta è chiamata alle urne per il rinnovo del Lok Sabha, la Camera bassa del Governo indiano. Permettere a 671 milioni di persone sparse su un territorio di più di 3,2 milioni di km² di esprimere il proprio voto non è chiaramente un’impresa facile, come dimostra la necessità di organizzare negli Stati più popolati come l’Uttar Pradesh ben cinque tornate elettorali, ma tale è la partecipazione della popolazione che le commissioni elettorali accettano più che di buon grado la grande sfida organizzativa.
Nonostante l’estrema frammentazione del panorama politico indiano è possibile individuare continua

La traversata del deserto

Gabriele Martini

Viene in mente il dialogo di una vignetta di Altan. Correva l’anno 2001, l’Italia commentava i risultati elettorali. “Poteva andare anche peggio, no?”. “No”. Berlusconi e Bossi hanno stravinto anche questa volta: 171 senatori contro i 140 di Pd e Di Pietro. Sono numeri da brivido: neanche il Cavaliere era così ottimista. A 48 ore dal voto i toni dello statista di Arcore sono pacati: vaghi inviti al dialogo e appelli a Veltroni per “fare le riforme insieme”. C’è chi giura di avergli sentito pronunciare continua

Povera patria

Il salto nel vuotoGabriele Martini

Leviamoci subito il cruccio: vincerà Berlusconi. Veltroni ci ha provato ma, dopo la partenza sprint della campagna elettorale, gli ultimi sondaggi tendono allo stallo. Tra i quattro e i sette punti di distacco dal Pdl. Insomma, non ce n’è. O se preferite – per dirla alla veltroniana – “non si può fare”. Il voto del 13-14 aprile per il Pd non sarà un bagno di sangue. Il Cavaliere conquisterà l’ampio premio di maggioranza alla Camera. In Senato invece, complici le bizzarrie della legge elettorale, i numeri saranno più risicati. Ma Berlusconi continua