La nascita delle istituzioni ‒ L’Islanda e la democrazia reale

Alessandro Barella

L'orazione di Pericle, dipinto di Philipp von Foltz. Immagine di pubblico dominio

Nell’articolo precedente abbiamo parlato della rappresentazione del potere politico che sembra la più diffusa tra gli italiani. Riassumendo brevemente, spesso si vede il potere attraverso le categorie della teologia: qualcosa di diverso e separato dalla realtà quotidiana, più in alto, in grado di governare e indirizzare ciò che sta quaggiù, che per contro non può sfuggirgli ma soltanto scegliere tra una resa incondizionata e una lotta tragica e impari. continua

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La nascita delle istituzioni ‒ L’Italia e la teologia del potere

Alessandro Barella

Trionfi di Cesare, IX, Giulio Cesare sul carro trionfale, dipinto di Andrea Mantegna. Opera nel pubblico dominio.

Le recenti vicende politiche dell’Italia sono state talmente particolari che non possono non aver spinto ognuno di noi, almeno una volta, a porsi qualche domanda al riguardo. Un governo che si diceva incarnazione della volontà popolare ha cercato di restare al suo posto nonostante il popolo chiedesse un passo indietro e ha infine dato le dimissioni solo quando si è imposto qualcosa di superiore e più potente, i Mercati e la Finanza. Subito dopo l’ha sostituito un altro governo, continua

Public enemy

Davide Picatto

Obama durante una riunione operativa precedente alla missione contro Osama bin Laden, 1° maggio 2011. Immagine di dominio pubblico.

Vivo o morto. Morto.
Nove anni e mezzo di caccia, più un’altra decina precedenti all’11 Settembre. Il nemico pubblico numero uno degli States, ex alleato in chiave antisovietica, è stato preso. Ucciso. Giustiziato.
Quel gran cowboy di George Bush aveva giurato vendetta e Obama, premio nobel per la pace, l’ha servita, a freddo. Ci sono voluti una quindicina di Navy Seals per abbattere il mostro cattivo, carceri illegali con torture legalizzate, centinaia di arresti arbitrari, milioni di continua

Sexgate

Davide Picatto

Bill Clinton, fotografia ufficiale della Casa Bianca. Immagine di dominio pubblico.

Il 26 gennaio 1998 il 42° presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, accompagnato dalla moglie, concluse una conferenza stampa alla Casa Bianca con queste parole:

“I want you to listen to me. I’m going to say this again: I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky. I never told anybody to lie, not a single time; never. These allegations are false. And I need to go back to work for the American people. Thank you.”

“Voglio che voi mi ascoltiate. Dirò questo una volta ancora: non ho avuto relazioni sessuali con quella donna, Miss Lewinsky. Non ho mai chiesto a nessuno di mentire, non una singola volta; mai. Queste accuse sono false. E devo tornare a lavorare per il popolo americano. Grazie.”

Il Sexgate era appena scoppiato. Pochi giorni prima, il 21 gennaio, il continua

Famiglia: istruzioni per l’uso

Anna Maria Occasione

Semplice, simbolico, iconoclastico, tre aggettivi per tratteggiare Philippe Delerm (Sommelier del tempo, Frassinelli, 2003) e la sua grande intuizione della bolla che si stacca, un giorno d’estate, dal quadro che la contiene per seguire le sorti di un erratico e non meglio identificato impiegato di chissà quale ufficio.
La bolla definisce un territorio e come tale costituisce insieme limite alle invasioni dall’esterno (funzione di protezione) e limite alla comunicazione con l’esterno (funzione di conservazione). Ha un suo regolamento, un suo idioma, un suo linguaggio emotivo.
L’intuizione della bolla si attaglia non solo alla vita di ciascuno di noi (nasciamo da una bolla ed in una bolla, per scelta o per forza, trascorriamo la nostra esistenza) ma anche al concetto di famiglia che per anni è stato ritenuto, anche dal punto di vista strettamente giuridico che mi compete, feudo di continua

Lettere da New York

Carlotta Scioldo*

Manhattan ed il ponte di Brooklin

Manhattan ed il ponte di Brooklin. Foto di AngMoKio, CC 2.5

Mentre al sesto piano della Federal Court di New York l’imputato Gotti Junior, ormai diventato icona della mafia italiana per i media americani, cerca di difendersi pacificamente contro l’accusa di aver ucciso, facendo parte del clan Gambino, un soldato nel 1990 al World Trade Center, di essere principale responsabile di cifre immense di riciclaggio di denaro sporco, di aver fatto da volta gabbana al più famoso, in quanto criminale, padre pur di difendersi dall’ergastolo, al pian terreno della vicina Criminal Court, senza riflettori scintillanti puntati sopra le vicende, passano in rassegna velocemente nomi e numeri di uomini di pelle scura che escono e entrano ammanettati e accompagnati da una o più guardie da una porta a destra per poi uscire da una a sinistra. Gli avvocati e i giudici quasi rigorosamente di pelle bianca, capelli brizzolati e camicia azzurra, non si scompongono per farsi rispettare. Il tono di voce rimane soave e pungente mantenendo sempre lo stesso volume. I secondini continua

Sulle regole: quattro chiacchiere con Gherardo Colombo

Maria Genovese

N.d.R: questo articolo è stato originariamente pubblicato su Babylonbus.

Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.

Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.

La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall’incomunicabilità. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole”. Prendendo le mosse da questa frase particolarmente significativa del libro Sulle regole di Gherardo Colombo, abbiamo provato a ragionare sul senso delle regole e la cultura della giustizia con l’ex magistrato che, in più di 30 anni di carriera, ha visto da vicino le inchieste giudiziarie che maggiormente hanno segnato la nostra storia recente, dalla P2 al delitto Ambrosoli, da Mani Pulite ai processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme.

Uno stupratore viene scarcerato. Il cittadino rimane disorientato perché sembra che le regole vengano calpestate proprio da chi le dovrebbe far rispettare, dando la sensazione che la stessa magistratura vanifichi il lavoro delle forze dell’ordine nell’applicazione delle leggi: come si fa in queste condizioni a comprendere le regole?
In realtà non è così sempre difficile comprenderle. Ma, venendo al suo esempio, per quello che riguarda il tema della custodia cautelare, bisogna ricordare che anche per questa ci sono regole. Attraverso di esse il legislatore, seguendo lo spirito della Costituzione, garantisce i cittadini: non si può tenere in prigione una continua