Cromwell arms

Davide Picatto

Statua di Oliver Cromwell, Palazzo di Westminster, Londra. Fotografia di E. Brown, CC 2.0.

A Londra, davanti al palazzo di Westminster, sorge una statua di Oliver Cromwell, l’uomo che difese il parlamento inglese contro l’autoritarismo di Carlo I. Grande condottiero, tattico e organizzatore di eserciti, è stato l’unificatore delle isole britanniche. Amato dagli inglesi, dai protestanti e dai repubblicani, è odiato dagli irlandesi, dai cattolici e dai monarchici.
Con la spada in mano, sembra proteggere la House of Lords e la House of Commons. Ma fu egli stesso che nel 1653, dopo aver guidato i continua

La miopia dei settari

Giovanni Guizzardi

Cesare Battisti. Creative Commons Attribuzione 2.5 Brasile

Mi sveglio una domenica mattina e come mio solito accendo il notebook e leggo le ultime novità da Google. Per prima cosa tutto ciò che c’è sul governo Monti e sugli sfracelli che dovrebbe fare, poi, visto che di domenica si può poltrire a letto, la mia attenzione un po’ svogliata scorre le altre notizie, fra le quali questa del Tg1 Online:

In un’intervista a Le Monde Cesare Battisti dichiara: “Mi assumo le mie responsabilità politiche e militari”, ribadendo al tempo stesso la sua innocenza. “Attenzione, non ho ucciso nessuno, ero solo una ruota del carro in una delle innumerevoli organizzazioni di continua

11 settembre

11 settembre, il secondo attacco. Immagine di dominio pubblico.

Pare che chiunque sappia dove si trovava l’11 settembre 2001, anche tu.
Io ero al dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico Territoriali dell’Università di Torino. Non ricordo cosa stessi facendo, forse mi stavo iscrivendo a un appello, forse cercavo testi universitari. Ero con un’amica, Elena, in un corridoio deserto del primo piano. Da uno studio si sentiva un chiacchiericcio concitato di radio. Un’assistente ne uscì dicendo “è incredibile, è continua

Public enemy

Davide Picatto

Obama durante una riunione operativa precedente alla missione contro Osama bin Laden, 1° maggio 2011. Immagine di dominio pubblico.

Vivo o morto. Morto.
Nove anni e mezzo di caccia, più un’altra decina precedenti all’11 Settembre. Il nemico pubblico numero uno degli States, ex alleato in chiave antisovietica, è stato preso. Ucciso. Giustiziato.
Quel gran cowboy di George Bush aveva giurato vendetta e Obama, premio nobel per la pace, l’ha servita, a freddo. Ci sono voluti una quindicina di Navy Seals per abbattere il mostro cattivo, carceri illegali con torture legalizzate, centinaia di arresti arbitrari, milioni di continua

Le pergamene – parte terza

Amadio Totis

N.d.R: leggi qui la prima parte del racconto e qui la seconda.

Il dopoguerra

Ma le incombenze di quel dopoguerra non concedevano certo tregua, lasciando poco spazio alle fantasie e così quei misteriosi quadretti finirono dimenticati in fondo ad un baule, mentre le fatiche del quotidiano presero il sopravvento.
Elsa, così avevano ripreso a chiamarla, con il suo nome, smessa la divisa e le armi, ma non la passione civile e l’impegno politico, aveva aperto un laboratorio di maglieria oltre confine, e si affannava avanti e indietro per tenere in piedi questa sua impresa.
D’altro canto l’esperienza partigiana l’aveva segnata continua

Le pergamene – parte seconda

Amadio Totis

N.d.R: leggi qui la prima parte del racconto.

Il Barbarossa

Il Barbarossa, dunque, si era poi sperso per il mondo! Prima in Australia, dove quasi ci lasciava la pelle in quel deserto di sassi, lungo la ferrovia in costruzione, quando la frana della massicciata gli aveva riversato addosso una montagna di detriti, fino a coprirlo quasi del tutto.
Mezzo morto di fame, claudicante per l’incidente che gli era capitato in quel lontano angolo di mondo, spaurito, era capitato un giorno davanti alla porta della baita, che alla povera Evelina, sua moglie, quasi non gli veniva per lo spavento una crisi di mal caduto.
In California, se n’era andato di lì a poco. Il lavoro nella segheria, tutto il giorno a trafficare con quei grossi uncini per spostare le bore, enormi tronchi di quercia, acero, sequoia, che cinque secoli li avranno avuti e di più anche; che dopo essere stati scortecciati, segati, piallati e trattati con strani unguenti, venivano inviati all’est, per far crescere le città della nuova frontiera, che ovunque in quelle immense praterie spuntavano come i funghi. Del resto non capiva quello che dicevano, quella lingua per lui, illetterato, era una cantilena indecifrabile, fastidiosa e invadente.
Faceva coppia con il Pino arrivato nelle Americhe anni prima e poi continua

Le pergamene – parte prima

Amadio Totis

Elsinki: antefatto

“… Erano gli ultimi giorni di guerra… Elsinki.., era il suo nome di battaglia, commissario politico della brigata “Spaventa”, al comando di una pattuglia partigiana stava perlustrando i sentieri sopra l’abitato di Vezza d’Oglio, lì proprio alle pendici dell’Adamello, alla ricerca dei fuggiaschi: tedeschi, ma soprattutto dei repubblichini, che cercavano di svignarsela oltre confine, nella non lontana Svizzera.
Una ragazza in pantaloncini e col mitra a tracolla, con quel sorriso in tralice, beffardo e infantile.., una temibile guerriera, insomma! Col grado di commissario politico della Brigata, amministrava la continua

Il teatro della memoria. Il progetto – spettacolo Storie di libertà

Alessandro Curino

Master di primo livello in teatro sociale e di comunità. Università degli Studi di Torino, Facoltà di Scienze della Formazione, anno accademico 2008 – 2009. Relatore: Prof. Alessandro Pontremoli.

Intervista a Luigi Scanferlato

Luigi Scanferlato è stato uno dei principali protagonisti di questa avventura. Ex partigiano, fra gli intervistati durante la fase progettuale, uno dei più disponibili al dialogo ed al confronto ed anche uno dei pochi con ancora una buona memoria, anche grazie al sostegno della moglie. “Gigi” è stato l’unico che ha accettato di presenziare allo spettacolo, in più occasioni, al fine di prendere parte ad un momento conclusivo di dibattito e confronto con il pubblico. Dice di se stesso che è timido ed introverso, ma fin dalle prime battute ha sempre dimostrato una certa propensione al dialogo, anche con una certa capacità ironica ed autocritica, lucida e in molti momenti fortemente teatrale. Ho scelto di incontrarlo nuovamente per aggiungere un nuovo, centrale punto di vista privilegiato, a distanza di anni dal continua

Ritorno a Sarajevo – parte seconda

Dario Tozzoli

N.d.R: clicca qui per la prima parte.

The Siege of Sarajevo. Illustrazione di Carlos Latuff. Immagine di dominio pubblico.

Si vedeva che era ubriaco. Gli occhi di tutti i soldati furono puntati su di me. Difficile non immaginare i fucili di un plotone d’esecuzione.
«Adesso ci farai un bello spettacolino…» disse qualcuno che poi scoppiò a ridere sguaiatamente. Qualcun altro afferrò una sedia e la spostò nel centro della stanza.
L’idea di poter dare spettacolo, nonostante le condizioni in cui ero, l’idea di essere costretta a denudarmi di fronte a loro, e non solo dei vestiti, quest’idea – è molto strano – ebbe l’effetto di tranquillizzarmi. Ero di nuovo padrona di me. Io stessa ero stupita di questa mia reazione.
Tutti cessarono di schiamazzare. Sentivo l’attenzione dei soldati concentrarsi e appiccicarsi sulla mia pelle. Sapevo che specie di spettacolo volessero. Avvertivo i loro sguardi cercarmi e frugarmi dappertutto ma, come ho detto, una strana calma fece cessare il tremito delle mie gambe. Grazie a Dio non mi ero orinata addosso. Erano asciutte.
«I ragazzi hanno voglia di divertirsi» disse lui: quello che fino all’altro ieri continua

Ritorno a Sarajevo – parte prima

Dario Tozzoli

N.d.R: clicca qui per la seconda parte.

The Siege of Sarajevo. Illustrazione di Carlos Latuff. Immagine di dominio pubblico.

Questa non è una storia inventata da me ma il racconto confidenziale di una cara amica. Soltanto dopo un po’ di tempo ho avuto il coraggio di confessarle che, a seguito del nostro ultimo incontro, avevo scritto quello che lei mi aveva raccontato perché… neanch’io sapevo il perché. Qualche oscuro moto interiore mi aveva spinto a farlo, ecco tutto.
Quindi le ho sottoposto a lettura quanto segue e da lei ho avuto il consenso di renderlo pubblico. Anzi, per un certo periodo di qualche anno fa, abbiamo addirittura coltivato la fantasia di tradurlo in un’opera teatrale.
In ogni caso, se da questo racconto riuscisse a trasparire anche soltanto un barlume della bellezza e dell’amore di S.N., sarà valsa la pena di scriverlo.

Avevo compiuto i miei diciotto anni da poco quando vennero i soldati croati nella nostra casa semidistrutta dalle bombe e ci prelevarono per condurci nei campi di concentramento dove ammassavano i musulmani. Eravamo nel pieno della guerra che stava dilaniando la continua