La scelta di morire

Marzia Cikada

L’intesa di San Paolo, Torino 2011. Opera di Gec.

I primi due si sono tolti la vita che ancora non erano finiti i festeggiamenti per il nuovo anno, il 2012, l’anno dei suicidi. Capita a Catania, a Firenze, a Trento, a Pescara, a Verona, a Roma, a Torino senza differenze tra Nord e Sud, sebbene sembrerebbe il Veneto la regione con il triste primato. Continua

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Il mucchio selvaggio

Davide Picatto

Cassidy's mugshot from the Wyoming Territorial...

Butch Cassidy, Wyoming Territorial Prison, Laramie, Wyoming, 1894. Immagine di dominio pubblico.

Questo articolo è dedicato a Diana e Roberto.

Robert LeRoy Parker nacque nel 1866 nello Utah, Stati Uniti, da genitori immigrati dall’Inghilterra per via delle persecuzioni anti-mormoniche. Abbandonò la famiglia e i dodici fratelli che era un ragazzo. Lavorò in diversi ranch, quindi conobbe Mike Cassidy, un ladro di cavalli e bestiame, e fu macellaio. Da qui il soprannome che lo accompagnò nella leggenda, Butch, e il cognome che prese in onore dell’amico, Cassidy.
A quattordici anni entrò ufficialmente e suo malgrado nel mondo del crimine: rubò un paio di jeans e una torta in un negozio chiuso, lasciando in cambio un pagherò. Fu comunque denunciato. A 18 anni consegnava cavalli rubati e faceva il cowboy fra Colorado, Wyoming e Montana. A 21 anni continua

La Santa Muerte e i suoi colori

Laura Frassetto

Offerte di liquori e gallo da combattimento, fotografia di Joel Sauza Bedolla.

Il premio nobel messicano Octavio Paz scrive ne Il labirinto della solitudine che “La contemplazione dell’orrore, l’avvicinarsi ad esso con familiarità e compiacenza, costituiscono uno dei tratti determinanti del carattere messicano. Le statue del Cristo insanguinate nelle chiese dei villaggi, le veglie funebri, lo humor macabro di alcuni titoli dei quotidiani, l’abitudine del due novembre di mangiare dolci che hanno le sembianze di ossa e teschi, sono costumi mutuati dagli indigeni e dalla cultura spagnola che oggi risultano inseparabili dal nostro essere.
In Messico la familiarità con la morte è uno stato d’animo che si apprende fin da bambini, dal momento che l’immaginario collettivo pullula di icone a forma di scheletro e di santuari dedicati alla Santa Muerte. Quest’ultimo è un culto le cui origini si perdono tra i riti precolombiani e una compiacenza continua

Chiamare le cose con altri nomi: vivere non è sopravvivere

Alessandro Barella

Capita a tutti di sbagliarsi, usare una parola al posto di un’altra. Spesso è una cosa del tutto automatica e inconsapevole, e la conversazione che si stava portando avanti non rischia di subire intoppi troppo grandi. Una richiesta di chiarimento da parte dell’interlocutore, al massimo, come se si fosse confusa la lavastoviglie con la lavatrice. Ma è sempre così innocente una situazione del genere? Ovviamente continua

I binomi impossibili. Riflessioni estemporanee sul Messico e la muerte pelona

Laura Frassetto

Un pagliaccio impiccato, Messico. Fotografia di Laura Frassetto.

Messico dei binomi impossibili come bambini e morte, giocattoli e decomposizione, solitudine nella condivisione. Messico dell’airone che si posa sulla tua trajinera (barca) che si chiama “la crociera snob” e ti porta lontano, in un cimitero dove gli ubriachi conoscono verità che sfuggono come l’argento vivo. Il paese dove la morte profuma di fiori e ha l’ombra del sorriso di un vecchio pescatore.
In Messico si nascondono le disperazioni nelle pieghe delle cose, nei silenzi dei mariachi, in un aeroplano ricostruito sulla tomba di un bambino morto a cinquanta giorni. Le offerte che ogni anno i genitori gli portano consistono in pannolini, calzine e giocattoli. Non c’è nient’altro che si possa dire riguardo la terribile burla che gli ha giocato la muerte pelona (la pelata). Gli scherzi non devono per forza far ridere qualcuno; tanto c’è continua

Don Chisciotte: eroe del razionalismo o uomo qualunque?

Alessandro Barella

Don Chisciotte, Honoré Daumier, c. 1868, olio su tela, Neue Pinakothek, Monaco. Immagine di pubblico dominio.

Quando per il protagonista di un romanzo cavalleresco arriva l’ora di lasciare la storia e uscire di scena, lo fa sempre in maniera tragica e sublime. Si pensi a Orlando che, nonostante le gravi ferite, uccide un nemico dopo l’altro e, prima di esalare l’ultimo respiro, suona l’Olifante per avvertire dell’imboscata le truppe di Carlo Magno. Oppure a Lancillotto che, dopo la fine del regno di Artù, sceglie sceglie la vita dell’eremita e muore da santo. O a Sigfrido, assassinato per una tragica storia d’amore.
Nella scena della morte di Don Chisciotte, invece, si respira un’aria completamente diversa. Siamo al suo capezzale assieme al fido Sancho e lo vediamo spegnersi lentamente, costretto a letto da una malattia. Appena un istante prima della fine ha un ultimo guizzo di forza e, aprendo gli occhi, proclama di aver ritrovato la sanità mentale e scaglia un anatema contro i libri sulla cavalleria errante. I giganti sono di nuovo mulini a vento, gli eserciti greggi.
L’interpretazione di questo passo, quella che si è preferito dare nel

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Un’inutile curiosità sulla morte di Mussolini

Giovanni Guizzardi

Piazzale Loreto, i corpi esposti di Mussolini (secondo da sinistra) e di Petacci (il terzo). Immagine di dominio pubblico.

Negli ultimi anni mi sono appassionato ad una vicenda che in teoria non dovrebbe avere che scarsissima importanza storica. Tutto cominciò circa quindici anni fa, quando terminai la lettura della monumentale biografia di Benito Mussolini scritta da Renzo De Felice. Fu un’impresa paragonabile solo alla lettura della Recherche proustiana e dell’Ulisse di Joyce, ma assai più interessante, secondo me. Non ho mai condiviso le critiche di coloro che rimproverano a De Felice di non aver espresso quei severi giudizi che tanto spesso vengono riservati alla memoria dei tiranni. A me, e non me ne vergogno, la ricchezza della documentazione e la lucidità delle analisi di De Felice hanno dato un grande sollievo. Grazie a lui mi illudo di aver capito qualcosa di quello che fu realmente il fascismo, senza le lenti deformanti dell’ideologia. Quando però arrivai alla fine dell’ultimo volume restai amareggiato, perché purtroppo l’autore era morto prima di terminare il suo lavoro. Mi è sempre rimasta quindi la curiosità di conoscere la storia degli ultimi giorni della vita di Mussolini e le circostanze della sua morte, ed è ancor oggi così. Già, quindici anni dopo mi sono messo a cercare in giro e ho scoperto che su quegli ultimi giorni, soprattutto su quelle ultime ore, c’era e c’è un evidente mistero. È sempre così, quando non continua