Public enemy

Davide Picatto

Obama durante una riunione operativa precedente alla missione contro Osama bin Laden, 1° maggio 2011. Immagine di dominio pubblico.

Vivo o morto. Morto.
Nove anni e mezzo di caccia, più un’altra decina precedenti all’11 Settembre. Il nemico pubblico numero uno degli States, ex alleato in chiave antisovietica, è stato preso. Ucciso. Giustiziato.
Quel gran cowboy di George Bush aveva giurato vendetta e Obama, premio nobel per la pace, l’ha servita, a freddo. Ci sono voluti una quindicina di Navy Seals per abbattere il mostro cattivo, carceri illegali con torture legalizzate, centinaia di arresti arbitrari, milioni di continua

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Il Piccolo Principe nel paese normale

Davide Picatto

Copertina del sedicesimo numero di Linea, gennaio-febbraio 2010. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).

Terremoti, isole devastate, migliaia di morti, soccorritori in competizione, bambini rapiti. Montagne che scivolano, paesi pericolanti, cementificazione selvaggia, condoni edilizi, massaggi. Tangenti, ricatti, fotografie compromettenti, paparazzi. Pentiti, infiltrazioni mafiose, partiti, magistrati, politici intoccabili. Omicidi internazionali, servizi segreti, Mossad, gruppi di killer, passaporti falsi. Arricchimento dell’uranio, centrali nucleari, testate atomiche, Iran, Golfo Persico. Cina, Tibet, Dalai Lama, Obama. Afghanistan, Nato, Taliban, civili bombardati, guerra senza fine.
È il mondo del nuovo millennio. È identico a quello del secolo precedente. È un pianeta in fiamme, corrotto, malato, inquinato, sfruttato. Non stupisce, è normale, tutto va bene.
O quasi.
È l’erede dei Savoia. È tornato in continua

Amore, uomo nero e mutande

Davide Picatto

Copertina del quindicesimo numero di Linea, dicembre 2009. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).

Un anno fa su Gaza si stava riversando il Piombo Fuso israeliano. Oggi si continua a morire da quelle parti, solo che non se ne parla. Infatti il 2010 inizia con l’ennesimo spauracchio del terrorismo, complice un giovane nigeriano che tenta maldestramente di farsi saltare le mutande su un aereo. Mai si erano viste in televisione, eccetto che durante la pubblicità, così tante immagini di biancheria intima. La nuova, futuristica, anti-bushiana e utopica America di Obama alza l’indice e lo punta su nuovi lidi: lo Yemen, il paese più povero dell’Arabia dove il presidente Ali Abdallah Saleh, in carica dal lontano 1978, subito si premura lanciando un’offensiva contro l’Aqpa, una cellula di Al Qaeda nata nella penisola araba nel 2009. Mentre ovunque nel Mondo si discute sull’introduzione dei body scanner negli aeroporti, in Italia si rivede la faccia del premier e scoppia una rivolta nel sud: centinaia di immigrati sfruttati nell’agricoltura calabra si ribellano all’ennesimo atto di razzismo, la popolazione locale si organizza e li caccia, un ministro centra il fuoco sull’immigrazione clandestina e pochi continua

Vuoto di legge

Anna Maria Occasione

Sovente nel colloquiare quotidiano taluni comportamenti vengono giustificati da colui che li compie opponendo il noto modo di dire per cui è consentito tutto ciò che non è proibito. Lo scenario che si presenta all’osservatore appare diviso in due settori, l’uno normativizzato, l’altro vuoto. Nel vuoto, non esiste norma, non esiste legge, non esiste abuso. Vi è anche chi più finemente oppone che quando la legge intende proibire un comportamento lo dice e che, per converso, se tace, ciò significa che siffatto comportamento sia ammesso (ubi lex voluit dixit).
L’uso di tale fraseologia consente diverse riflessioni.
Anzitutto, si tratta, tecnicamente, di utilizzo non proprio di uno dei criteri di continua

La sfida afghana

Davide Gallarate

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Bandiera dei Talebani: rappresenta la Shahada, la professione di fede "Allah è l'unico Dio e Maometto il suo profeta". Licenza CC 2.5

Il momento tanto temuto è arrivato: l’insurrezione talebana, che ha gradualmente riconquistato il sud dell’Afghanistan dopo la sconfitta ad opera della “Coalizione dei Volenterosi”, è giunta a Kabul, dove l’11 febbraio, in un mix letale di attentati suicidi e sparatorie, hanno perso la vita non meno di diciannove persone e cinquanta sono rimaste ferite. Come se ve ne fosse ulteriore bisogno, questo attacco dimostra il fallimento di più di sette anni di applicazione della dottrina Bush-Rumsfeld e lancia la prima grande sfida all’amministrazione Obama in termini di politica estera.
Per capire come si sia arrivati a questa situazione drammatica, che il vicepresidente Joe Biden ha prosaicamente definito come “grande casino”, è necessario fare continua

L’America di Obama e L’Atlante de La Repubblica – Yes, they can?

Marco Vacca

Copertina de "L'atlante" dedicato alle elezioni americane, 7 novembre 2008

Copertina de "L'atlante" dedicato alle elezioni americane, 7 novembre 2008

La Repubblica ha dedicato alla vittoria di Obama un volume speciale, un fatto storico come il primo presidente di origine afro-americana meritava davvero una celebrazione.
Repubblica coglie l’occasione e in 194 pagine di testi e immagini racconta l’America e i mesi di campagna elettorale in questo snodo cruciale della storia contemporanea, con la fine dell’era Bush, segnata da dottrine neo-con e unilateralismo, una crisi economica spaventosa, l’inizio del declino dell’egemonia americana nel mondo e ovviamente la candidatura e poi la vittoria di Obama alle elezioni per la Casa Bianca. Evento simbolico che chiude i conti, spettacolarmente e cominciando dalla testa piuttosto che dalla coda, con lo schiavismo e la segregazione.
Ma se, riportando il bel titolo di Repubblica, “Il Mondo è Cambiato”, possiamo dire che qui da noi oltre a Berlusconi, sempre più un cumenda brianzolo alla Guido Nicheli, anche il posto della fotografia nei giornali non continua