Quantum Discord

Salvatore Smedile

Prima o poi il pianista e compositore biellese Andrea Manzoni doveva cimentarsi nella formazione classica del trio. Trovati i giusti compagni di viaggio, Luca Curcio al basso e Ruben Bellavia alla batteria, prosegue un’avventura musicale che segue molte rotte.
Altri suoni, casa discografica svizzera, mette in catalogo questo Quantum Discord dalla copertina ammiccante e dal titolo intrigante che ha a che fare con la continua

Aglio, menta e basilico

Davide Picatto

Ovvero Marsiglia, il noir e il Mediterraneo secondo Jean-Claude Izzo, il capostipite di un genere, il noir mediterraneo, che, stando all’introduzione di Massimo Carlotto a questo libercolo, analizza la criminalità organizzata contemporanea riconoscendo come centro pulsante della sua azione pervasiva il Mare Nostrum. Questo è Izzo, questo è il suo noir: raccontare storie di ampio respiro denunciando la sempre più profonda fusione fra economia legale e criminale e proponendo come alternativa a questa continua

Luoghi selvaggi

Salvatore Smedile

Per la collana Frontiere Einaudi, il cui elenco è un bel compendio di autori trasversali, è uscito Luoghi selvaggi di Robert Macfarlane con un lungo sottotitolo di ispirazione naturale. Quindici capitoli, ciascuno annunciato da una foto in bianco e nero in cui la natura regna incontrastata. Si parte dal faggeto e passando dalla brughiera, dalla foce, dalla spiaggia alluvionale si ritorna nuovamente al faggeto come per completare un cerchio dell’esistenza. In chiusura, ordinatamente divise per sezioni continua

Lezioni di tenebra

Davide Picatto

Lezioni di tenebra, Enrico Pandiani, Instar Libri.

Lo scorso maggio scrissi un articolo sull’umanità de les italiens, gli sbirri parigini italo-francesi le cui gesta riempiono le pagine dei romanzi di Enrico Pandiani, e in esso facevo paragoni altisonanti fra il loro capo, Jean-Pierre Mordenti, e altre canaglie quali Salvo Montalbano, Fabio Montale, Sarti Antonio, Héctor Belascoaran Shayne, Pepe Carvalho e Marco Buratti. Bene, due anni dopo l’esordio letterario, Pandiani ha sfornato il terzo volume della serie, che in nulla delude i precedenti, e il paragone rimane valido.
Frizzante, sarcastico, picaresco, scanzonato, gran viveur e sciupafemmine, e poi sfigato, cinico, romantico, goliarda, buongustaio e solitario: Mordenti è così, uno che se la vive e che affronta a muso duro le grandi palate di merda che il mondo (o l’autore) gli scarica addosso. Con filosofia e seguendo continua

Azazel

Alessandro Barella

Di per sé, il romanzo non è un capolavoro assoluto. Carino e scorrevole, sì, ma quando lo si chiude non lascia quella sensazione di riverenza che sono in grado di lasciare Finzioni di Borges, Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez o L’immortalità di Kundera. Tuttavia si vede chiaramente che la mano dello scritto che ci sta dietro è quella di una persona di grandi cultura ed erudizione (studioso di fama internazionale nel campo degli studi arabi e musulmani, nonché direttore del Centro manoscritti del museo associato alla Biblioteca di Alessandria d’Egitto).
Sugli eventi tra il concilio di Nicea e quello di Efeso, che definirono in maniera univoca quale fosse il canone del credo del cristianesimo sono stati scritti continua

Etude pour la Sainteté: il purgatorio e il femminile di Erika Di Crescenzo

Salvatore Smedile

Danse, illustrazione di Alberto Valente, 2010, CC 2.5.

Nonostante i pesanti tagli alla cultura gli organizzatori di “Insoliti”, festival internazionale di danza d’innovazione presso la Cavallerizza di Torino (2-8 dicembre 2010) sono riusciti a mantenere e portare a termine i loro impegni, frutto di sinergie con importanti partner europei. La città, generosa, ha risposto con passione. Pubblico di ogni età, curioso e sereno, fiducioso su quello che andrà a vedere. Soprattutto, sguardi consapevoli che la danza ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno della danza.
Tocca a Etude pour la Sainteté di Erika Di Crescenzo inaugurare la rassegna. Il titolo è tutt’uno con quello che continua

Jezabel

Anna Maria Occasione

Jezabel, Irene Nemirovsky. Copertina.

Gli scritti di Irene Nemirovsky, si sa, non lasciano respiro, incollano il pensiero alle pagine, fendono. Nata a Kiev ai primi del Novecento da un ricco banchiere ebreo e morta ad Auschwitz, precocissima e prolifica autrice nervina, oggettiva e soggettiva insieme, in Jezabel contorce e insieme distingue, con scenica maestria, due temi tipici del momento storico-filosofico in cui visse, ovverosia l’attrazione per il processo e l’ineluttabile peso dell’inconscio.
Il libro, di cui l’ultima edizione uscita quest’anno per Adelphi e tradotto da Frausin Guarino, si apre con una sorta di ouverture in un’aula penale, gremita di gente brulicante dagli sguardi puntati sull’imputata, Gladys Eysenach, squisita nelle movenze e ancora elegantemente bellissima, che verrà condannata, con la mitezza che si conveniva nei delitti di passione, per l’uccisione del suo giovanissimo amante. L’ouverture costituisce peraltro (e più propriamente) la fine continua

A Dio spiacendo

Salvatore Smedile

A Dio spiacendo, Shalom Auslander, copertina.

Nella traduzione di Elettra Caporello, Guanda Editore 2010, è uscito A Dio spiacendo (Beware of God) di Shalom Auslander, americano quarantenne di New York, cresciuto nel quartiere ebraico ortodosso di Monsey dove per sua stessa ammissione è stato “educato come un manzo”.
Copertina gialla azzeccatissima con un segnale stradale che indica pericolo. Pericolo di cosa, di chi? Di Dio naturalmente, il discorso generale intorno a cui lo scrittore si dibatte. 182 pagine per 14 racconti dai titoli bizzarri (ad esempio: “Bobo, lo scimpanzé che si odiava”, “Punisci i pagani, Charlie Brown”, “Dio è un grosso pollo felice” ) che stabiliscono in tutta fretta l’ordine di idee della sua scrittura: la forte verve umoristica e sarcastica sulla sua cultura di provenienza.
Ci sono autori che viaggiano per cercare esperienze che diventano storie e autori che, stando fermi, trovano tutto quello che serve dentro di loro. Auslander, con il suo nome che in tedesco significa continua

Il mangiatore di pietre

Davide Picatto

N.d.R: questo articolo è stato pubblicato in origine sul blog Storie, narrazioni, sguardi obliqui.

Il mangiatore di pietre, Davide Longo. Copertina.

Succede di ricevere un consiglio su un autore, leggere una buona recensione, passeggiare per il Salone del Libro di Torino, vedere quello stesso nome stampato con un altro titolo, ripassare il lunedì, l’ultimo giorno di fiera, essere attratti dal cartello “50% di sconto” dello stand Fandango, comprare quel libro e poi quello di cui si era sentito ben parlare, tornare a casa, metterli sullo scaffale del “da leggere”, occuparsi d’altro, lasciar passare una settimana, poi aprirne uno e al fondo della prima pagina esclamare: “Cazzo!”.

Beh, non so se in effetti capita a tutti, a me però è successo. Non ricordo quale sia la recensione e ho scordato la provenienza del consiglio (se stai leggendo batti un colpo), quindi provvederò io per voi. L’autore è Davide Longo: leggetelo. Il romanzo (breve) che mi ha fatto citare a più riprese il sacro pendaglio è invece Il mangiatore di pietre, che non è una novità. Uscito per la prima volta nel 2004 per Marcos y Marcos, ora lo potete trovare sul continua