Le pergamene – parte quarta

Amadio Totis

N.d.R: seguite i link per leggere la prima, la seconda e la terza parte di Le Pergamene.

Franco

Franco, Franchino, certo, anche te tante ne hai viste e quante ne hai combinate! Poi, le sai anche raccontare, come questa storia dell’Egitto. Ma come hai fatto a crescere ad Alessandria d’Egitto? Mi sembrano storie di centinaia e centinaia di anni, secoli fa: Alì Babà e i Quaranta Ladroni, le Mille e Una Notte. Sai, con tutto quel sapore di esotico.
Quando parli della tua infanzia, mi si spalanca il libro dei ricordi e ritorno anch’io un infante. Certo cose così non ne ho fatte. Io sono vissuta quasi sempre da queste parti. L’Egitto, l’Africa, gli arabi e quegli altri, di cui mi parli ogni tanto, i cristiani copti, li conosco solo dai libri e, da un po’ di tempo, dai tuoi racconti.
La donna non smetteva di guardare rapita il continua

Le pergamene – parte terza

Amadio Totis

N.d.R: leggi qui la prima parte del racconto e qui la seconda.

Il dopoguerra

Ma le incombenze di quel dopoguerra non concedevano certo tregua, lasciando poco spazio alle fantasie e così quei misteriosi quadretti finirono dimenticati in fondo ad un baule, mentre le fatiche del quotidiano presero il sopravvento.
Elsa, così avevano ripreso a chiamarla, con il suo nome, smessa la divisa e le armi, ma non la passione civile e l’impegno politico, aveva aperto un laboratorio di maglieria oltre confine, e si affannava avanti e indietro per tenere in piedi questa sua impresa.
D’altro canto l’esperienza partigiana l’aveva segnata continua

Le pergamene – parte seconda

Amadio Totis

N.d.R: leggi qui la prima parte del racconto.

Il Barbarossa

Il Barbarossa, dunque, si era poi sperso per il mondo! Prima in Australia, dove quasi ci lasciava la pelle in quel deserto di sassi, lungo la ferrovia in costruzione, quando la frana della massicciata gli aveva riversato addosso una montagna di detriti, fino a coprirlo quasi del tutto.
Mezzo morto di fame, claudicante per l’incidente che gli era capitato in quel lontano angolo di mondo, spaurito, era capitato un giorno davanti alla porta della baita, che alla povera Evelina, sua moglie, quasi non gli veniva per lo spavento una crisi di mal caduto.
In California, se n’era andato di lì a poco. Il lavoro nella segheria, tutto il giorno a trafficare con quei grossi uncini per spostare le bore, enormi tronchi di quercia, acero, sequoia, che cinque secoli li avranno avuti e di più anche; che dopo essere stati scortecciati, segati, piallati e trattati con strani unguenti, venivano inviati all’est, per far crescere le città della nuova frontiera, che ovunque in quelle immense praterie spuntavano come i funghi. Del resto non capiva quello che dicevano, quella lingua per lui, illetterato, era una cantilena indecifrabile, fastidiosa e invadente.
Faceva coppia con il Pino arrivato nelle Americhe anni prima e poi continua

Un’inutile curiosità sulla morte di Mussolini

Giovanni Guizzardi

Piazzale Loreto, i corpi esposti di Mussolini (secondo da sinistra) e di Petacci (il terzo). Immagine di dominio pubblico.

Negli ultimi anni mi sono appassionato ad una vicenda che in teoria non dovrebbe avere che scarsissima importanza storica. Tutto cominciò circa quindici anni fa, quando terminai la lettura della monumentale biografia di Benito Mussolini scritta da Renzo De Felice. Fu un’impresa paragonabile solo alla lettura della Recherche proustiana e dell’Ulisse di Joyce, ma assai più interessante, secondo me. Non ho mai condiviso le critiche di coloro che rimproverano a De Felice di non aver espresso quei severi giudizi che tanto spesso vengono riservati alla memoria dei tiranni. A me, e non me ne vergogno, la ricchezza della documentazione e la lucidità delle analisi di De Felice hanno dato un grande sollievo. Grazie a lui mi illudo di aver capito qualcosa di quello che fu realmente il fascismo, senza le lenti deformanti dell’ideologia. Quando però arrivai alla fine dell’ultimo volume restai amareggiato, perché purtroppo l’autore era morto prima di terminare il suo lavoro. Mi è sempre rimasta quindi la curiosità di conoscere la storia degli ultimi giorni della vita di Mussolini e le circostanze della sua morte, ed è ancor oggi così. Già, quindici anni dopo mi sono messo a cercare in giro e ho scoperto che su quegli ultimi giorni, soprattutto su quelle ultime ore, c’era e c’è un evidente mistero. È sempre così, quando non continua

Le pergamene – parte prima

Amadio Totis

Elsinki: antefatto

“… Erano gli ultimi giorni di guerra… Elsinki.., era il suo nome di battaglia, commissario politico della brigata “Spaventa”, al comando di una pattuglia partigiana stava perlustrando i sentieri sopra l’abitato di Vezza d’Oglio, lì proprio alle pendici dell’Adamello, alla ricerca dei fuggiaschi: tedeschi, ma soprattutto dei repubblichini, che cercavano di svignarsela oltre confine, nella non lontana Svizzera.
Una ragazza in pantaloncini e col mitra a tracolla, con quel sorriso in tralice, beffardo e infantile.., una temibile guerriera, insomma! Col grado di commissario politico della Brigata, amministrava la continua

Il teatro della memoria. Il progetto – spettacolo Storie di libertà

Alessandro Curino

Master di primo livello in teatro sociale e di comunità. Università degli Studi di Torino, Facoltà di Scienze della Formazione, anno accademico 2008 – 2009. Relatore: Prof. Alessandro Pontremoli.

Intervista a Luigi Scanferlato

Luigi Scanferlato è stato uno dei principali protagonisti di questa avventura. Ex partigiano, fra gli intervistati durante la fase progettuale, uno dei più disponibili al dialogo ed al confronto ed anche uno dei pochi con ancora una buona memoria, anche grazie al sostegno della moglie. “Gigi” è stato l’unico che ha accettato di presenziare allo spettacolo, in più occasioni, al fine di prendere parte ad un momento conclusivo di dibattito e confronto con il pubblico. Dice di se stesso che è timido ed introverso, ma fin dalle prime battute ha sempre dimostrato una certa propensione al dialogo, anche con una certa capacità ironica ed autocritica, lucida e in molti momenti fortemente teatrale. Ho scelto di incontrarlo nuovamente per aggiungere un nuovo, centrale punto di vista privilegiato, a distanza di anni dal continua

Il bombardamento di Dresda

Davide Picatto

Dresda nel 1910. Immagine di dominio pubblico.

Dresda nel 1910. Immagine di dominio pubblico.

Dresda, detta la “Firenze sull’Elba”, all’inizio del 1945 era la settima città più estesa della Germania. Capitale dell’umanesimo barocco tedesco e culturalmente apprezzata in tutta Europa, si trattava di un centro scarsamente militarizzato e, di conseguenza, poco colpito dai bombardieri nemici. Ma i rapporti statunitensi individuavano alla sua periferia 110 industrie impegnate nella produzione di componenti bellici e indicavano la città come un importante snodo per i movimenti delle truppe destinate al fronte orientale, nonché come un centro di accoglienza per i rifugiati delle zone minacciate dall’avanzata dell’Armata Rossa. Secondo un’ottica pre-Guerra Fredda del Bomber Command inglese, un suo bombardamento a tappeto avrebbe mostrato ai sovietici la capacità di fuoco della RAF e dell’aviazione americana.
L’attacco venne lanciato tre mesi prima della continua

La rivolta del ghetto di Varsavia

Davide Picatto

Rivolta del ghetto di Varsavia. Fotografia del Ministero degli Affari Esteri polacco, non utilizzabile per scopi commerciali.

Rivolta del ghetto di Varsavia. Fotografia del Ministero degli Affari Esteri polacco, non utilizzabile per scopi commerciali.

Nel 1940 i nazisti istituirono in diverse città polacche una serie di ghetti in cui furono concentrati oltre 3 milioni di ebrei. Il più vasto era quello di Varsavia, creato al centro della città nel quartiere Nalewki che già in precedenza ospitava prevalentemente persone di religione ebraica, il 30% della popolazione. Il ghetto fu interamente circondato da un muro, ed agli ebrei fu impedito l’accesso alle aree esterne. Più di 400.000 persone furono obbligate a vivere in uno spazio ristretto, costrette a lavorare in un regime schiavistico nelle industrie confiscate che producevano per lo più materiali tessili destinati all’esercito tedesco.
Il 22 luglio del 1942 venne emanato un decreto che disponeva la deportazione degli abitanti, senza distinzione di sesso ed età, a Treblinka e in altri campi di continua