I polli di Renzi

Giovanni Guizzardi

Matteo Renzi

Mi capita talvolta di cominciare a scrivere un articolo per Linea e di non finirlo. Lo metto allora in una cartella a cui ho dato il nome pietoso di “lavori in corso”, in realtà un modo per nascondere un vero ricovero per anziani rottamati, e invecchia malinconicamente, sprofondando nell’oblio, come purtroppo accade tanto spesso.
Negli ultimi tempi però uno di essi ha ricevuto la mia visita. Dopo quasi un anno mi ero quasi dimenticato di lui, ma la sfida attualmente in atto fra il sindaco di Firenze e il segretario del Pd me lo ha fatto tornare in mente. Eccolo qua, senza che ne abbia cambiato una virgola.
Da tempo non guardo più i telegiornali né leggo quotidiani. Per i primi non sono in target, per i secondi non ho più tempo. Mi affido quindi sempre di più, per mantenere un pur debole legame con l’attualità, alle notizie in pillole del portale di google. E da un po’ di tempo è pieno di notizie su tal Matteo Renzi, di cui ignoravo l’esistenza e che scopro essere il nuovo sindaco di Firenze. Google immagini e Youtube mi hanno permesso di valutarne l’impatto mediatico e devo dire, con buona pace di Bersani, che il giovanotto ha superato ampiamente l’esame. Anzi, sembra proprio costruito in laboratorio per vincere le prossime elezioni alla grande. È giovane, belloccio, simpatico, trasgressivo e al tempo stesso rassicurante, non dice cose di sinistra ma si candida alla guida del centro-sinistra. Perfetto. Mi ricorda John Kennedy. In quell’epoca lontana (si parla dei primi anni sessanta) Kennedy si presentò come l’alfiere del nuovo che avanza sbaragliando ogni avversario sia del suo che dell’altro partito con la forza delle sue parole suggestive e dirette, con le sue frasi retoriche, con il fascino personale grazie al quale riuscì a sedurre gran parte degli americani, che continuarono ad amarlo anche molti anni dopo la sua morte.

J.F. Kennedy e Marilyn Monroe.

In realtà era solo un ricco puttaniere che rischiò di far scoppiare la terza guerra mondiale e che mandò i primi berretti verdi in Vietnam, ma non è questo il punto. Il punto è che le elezioni ormai anche in Italia, come da tempo negli Stati Uniti, le vince chi riesce a conquistare il cuore e la pancia degli elettori. Parlare al loro cervello pare non serva, forse perché ne fanno scarso uso. Non è che nei discorsi di Renzi di idee non ce ne siano. E non è nemmeno detto che siano idee banali e vecchie, sempre con buona pace di Bersani. È che se quelle stesse identiche idee le proponesse lui, Bersani, gli imporrebbero il trattamento obbligatorio. Forse perché non possiamo sfuggire a noi stessi e, come diceva Eliot, ciascuno di noi ha una maschera con cui incontare le maschere che incontrerà. E per di più, come diceva Pirandello, quella maschera sono gli altri che ce la schiaffano in faccia e se proviamo a togliercela o a cambiarla ci prendono per matti. E tra l’altro, il mondo delle idee è una fabbrica di consenso, ma sul piano della pratica quelle stesse idee si logorano rapidamente al contatto con la realtà. Tanto per dire, non nutro dubbio alcuno che quando Berlusconi promise di ridurre le tasse sia come numero che come quantità non mentisse e fosse determinato a fare ciò che prometteva. Poi, come si è ben visto, le cose andarono inevitabilmente in modo diverso.
Mi sembra che questa riflessione sia ancora attuale. Leggo che il M5S nei sondaggi è oltre il 20% e mi domando se non mi converrebbe prenotare un biglietto di sola andata per Lugano. Dopo aver votato per quindici anni per un ricco puttaniere molto meno giovane e affascinante di John Kennedy, sembra proprio che gli italiani si apprestino a dare il loro voto a un comico impazzito. Già mi vedo lo spread a mille dopo le elezioni e gli italiani che si ritrovano fuori dall’euro con una liretta svalutata e il loro potere d’acquisto dimezzato dal nuovo cambio lira-euro, una situazione cioè paragonabile a quella della Germania di Weimar.

Berlusconi

È chiaro che per impedire questa ulteriore sciagura è necessario qualcuno con la testa sulle spalle che riesca a suggestionare le menti obnubilate di quegli italiani che vivono col cervello in stand-by senza perdere i voti di quelli che ancora la mattina si ricordano di accenderlo prima di uscir di casa. Un’impresa disperata, al di sopra delle umane possibilità del professor Monti, ma anche di Bersani e, ovviamente, di Casini e di Alfano.
Il problema però è sapere quale reale politica sta dietro le suggestioni di Renzi. Mi sembra evidente che ha trovato la miscela ideale per spostare l’asse del voto moderato di centro un po’ a sinistra, quel tanto da vincere le elezioni anche perdendo il voto degli scontenti di professione (Vendola, Di Pietro, Camusso, ecc.), ma mi domando pensoso cosa farebbe Renzi il giorno in cui entrasse a Palazzo Chigi.
Nel dubbio, il biglietto per Lugano me lo compro, non si sa mai.

One thought on “I polli di Renzi

  1. Pur tirandotene fuori usi le parole di un vecchio politico…. “mi vedo lo spread a mille dopo le elezioni, ecc…”. Io non sono antieuropeista, sia ben inteso, ma non approvo e mi rifiuto di subire questa idea di Europa costruita, foraggiata, diffusa, ecc… dalla grande finanza (privata) che alimenta la piccola politica (pubblica). Il M5S mi sembra l’unica proposta politica che, pur essendo nata da un comico o chi per lui, stimola forze civili che nascono dal basso, da comuni cittadini che sono stufi di essere governati da delinquenti che per i propri interessi non esitano a sbandierare vessilli che vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per il centro, a seconda di come tira il vento… e gli sfiduciati come te non remano certo a favore per un reale cambiamento. Queste considerazioni non nascono dalla pancia (anche se questa esiste e ogni tanto bisogna metterci dentro qualcosa) e, tantomeno, sono il frutto di un becero populismo ingannatorio. Per quanto mi riguarda vai pure a crogiolarti in Svizzera nel tuo solipsismo. Con affetto. Dario

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