Il lavoro dei campi – 8

Salvatore Smedile

Sono anni che non ti vedo
e siamo tutti più lontani.
Altri congedi
mi hanno chiamato
a pronunciare il senso
di qualcosa che non c’è.
La collina è ancora la collina,
ripeti davanti alla siepe
delle nostre infanzie.
Sei ancora tu:
nuvola, lichene, brugo,
pervinca, un fruscio…
Cosa ci può dissuadere
che non ci perderemo?
Davanti alle torbiere
credo che l’universo
sia più compiuto
di un addio.

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Il lavoro dei campi – 7

Salvatore Smedile

Predire il futuro era la tua arte.
Un uomo di pelo rosso
ti portò all’altare
vestito da farmer,
guance rubizze
e camicia a quadri
bene in vista.
Fu il tuo ultimo inverno tra noi.
Mi sono data in una stalla
che usavamo più delle bestie
dopo il tramonto, mi rivelasti
senza pesi interiori.
Chi si rivolgeva a te
incrociava le strade
della vita e della morte.

Il lavoro dei campi – 6

Salvatore Smedile

Non mi bastava
il suono delle pipes.
Barleycorn dava il ritmo
e ballavamo unendo i cuori
delle nostre contrade.
All’alba ci trovavamo
alla locanda di Ross
per il benvenuto
al nuovo giorno.
Dopo la colazione
alla vecchia maniera
si parlava all’eccesso
e si beveva ancora di più.
Ci coricavamo all’ora del tè.

Il lavoro dei campi – 5

Salvatore Smedile

Fu immersione rapida
nel concreto vivere:
tagliare l’erba,
raccogliere letame
mungere le bestie
portarle al pascolo
scrutare le ragazze
svanire all’orizzonte
come nuvole.
Se passava Brenda
il mondo si fermava
per raccontarmi
le sue allegorie.
Il lavoro dei campi
era la mia disciplina,
la regola inviolata
che mi teneva in vita.

Il lavoro dei campi – 4

Salvatore Smedile

Dopo le solite chiacchiere
e gli acquisti da Miss Ardara
mi sfamavo seduto
sul sagrato della chiesa:
pane di segala, burro salato
e salmone del Burren.
Lasciavo che il tempo
scorresse inosservato.
Spesso mi accontentavo
di cercare una via di accesso
alle bellezze evanescenti
che passavano da lì.
Il più delle volte
mi addormentavo
dentro un mare di ricordi.

Il lavoro dei campi – 2

Salvatore Smedile

Le nostre case non tremano
non lasciano entrare i venti
che battono forte da nord.
I nostri cuori sono saldi
ascoltano le voci del mare
vigilano sui moti interiori
li assecondano
se portano benevolenze
li contrariano
se portano abbandoni.
Il simile cerca il simile
la forza cerca la forza
eppure non sempre è vivace
quello che scrivo
mentre gli altri dormono.

Il lavoro dei campi – 1

Salvatore Smedile

Non abbiamo varcato
la soglia delle disarmonie
conversiamo esultanti
padroni del tempo,
consumiamo entusiasti
le offerte della terra.
Cavoli, rape, patate,
stufato di carne fumante
per scaldarsi l’anima
essere inclini ai fraseggi.
Il silenzio dei campi
è il silenzio delle fatiche
e delle sue zolle immateriali.
Hanno cantato poemi
al limite dell’indicibile:
li abbiamo ascoltati abbarbicati
alle nostre certezze
di contadini.