La legge del più forte

Giovanni Guizzardi

Carlo Magno investe Rolando e gli consegna Durlindana

Non è facile far capire a qualcuno che non lo sa quale gigantesca rivoluzione sia stata quella che tra sette e ottocento ha spazzato via ciò che restava del sistema feudale e ha imposto al mondo l’egemonia dei valori borghesi. A scuola, quando mi affanno a spiegarlo, sbatto regolarmente contro il muro della incomprensione. I più diligenti fra i miei studenti magari si imparano a memoria il libro di testo o recitano compunti le esatte parole che io ho speso invano per far vedere loro la luce, ma le tenebre restano nei loro occhi, perché non possono uscire da alcuni anacronismi che hanno bevuto insieme al latte materno. Il più madornale è quello per cui il denaro è sempre stato continua

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Il mucchio selvaggio

Davide Picatto

Cassidy's mugshot from the Wyoming Territorial...

Butch Cassidy, Wyoming Territorial Prison, Laramie, Wyoming, 1894. Immagine di dominio pubblico.

Questo articolo è dedicato a Diana e Roberto.

Robert LeRoy Parker nacque nel 1866 nello Utah, Stati Uniti, da genitori immigrati dall’Inghilterra per via delle persecuzioni anti-mormoniche. Abbandonò la famiglia e i dodici fratelli che era un ragazzo. Lavorò in diversi ranch, quindi conobbe Mike Cassidy, un ladro di cavalli e bestiame, e fu macellaio. Da qui il soprannome che lo accompagnò nella leggenda, Butch, e il cognome che prese in onore dell’amico, Cassidy.
A quattordici anni entrò ufficialmente e suo malgrado nel mondo del crimine: rubò un paio di jeans e una torta in un negozio chiuso, lasciando in cambio un pagherò. Fu comunque denunciato. A 18 anni consegnava cavalli rubati e faceva il cowboy fra Colorado, Wyoming e Montana. A 21 anni continua

I giovani

Giovanni Guizzardi

Giorgio Napolitano ad un comizio a Milano del Partito Comunista Italiano del 1975. Immagine di pubblico dominio.

Leggo che il Presidente della Repubblica è molto preoccupato per il futuro dei giovani. Peccato, mi è tanto simpatico Giorgio Napolitano. Mi era simpatico anche negli anni settanta, quando era un alto dirigente del PCI e io militavo, come lui, in quel vecchio e defunto partito e mi consideravo politicamente molto affine a lui. Come ora, tra parentesi. Ricordo bene però che in quegli anni non c’era giorno che non si levasse una voce autorevole a lamentarsi per il precario futuro dei giovani, tra i quali, vedi tu, allora c’ero anch’io. Quanto mi angustiava tutto ciò, se voi sapeste. Mi domandavo ogni giorno perché mai ero stato così sfortunato da nascere proprio nel momento in cui il lavoro per i giovani non c’era più e mi indignavo non continua

11 settembre

11 settembre, il secondo attacco. Immagine di dominio pubblico.

Pare che chiunque sappia dove si trovava l’11 settembre 2001, anche tu.
Io ero al dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico Territoriali dell’Università di Torino. Non ricordo cosa stessi facendo, forse mi stavo iscrivendo a un appello, forse cercavo testi universitari. Ero con un’amica, Elena, in un corridoio deserto del primo piano. Da uno studio si sentiva un chiacchiericcio concitato di radio. Un’assistente ne uscì dicendo “è incredibile, è continua

Public enemy

Davide Picatto

Obama durante una riunione operativa precedente alla missione contro Osama bin Laden, 1° maggio 2011. Immagine di dominio pubblico.

Vivo o morto. Morto.
Nove anni e mezzo di caccia, più un’altra decina precedenti all’11 Settembre. Il nemico pubblico numero uno degli States, ex alleato in chiave antisovietica, è stato preso. Ucciso. Giustiziato.
Quel gran cowboy di George Bush aveva giurato vendetta e Obama, premio nobel per la pace, l’ha servita, a freddo. Ci sono voluti una quindicina di Navy Seals per abbattere il mostro cattivo, carceri illegali con torture legalizzate, centinaia di arresti arbitrari, milioni di continua

Incontri. Tra gli Yanomami di Roraima, Brasile

Letizia Leardini

Tratto da: Letizia Leardini, Intercultura missionaria. Interviste a quattro Missionari della Consolata, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Comunicazione interculturale, Relatore: Prof. Francesco Remotti (anno accademico 2005/2006).

Bambini Yanomami

Il territorio di Roraima, nel Brasile nord-occidentale, comprende una vasta area di Foresta Amazzonica, ricca di risorse minerarie. Dai primi del Novecento iniziò un processo di disboscamento, di sottrazione delle terre agli indios e di sfruttamento del territorio per l’agricoltura, l’allevamento, la ricerca di minerali preziosi e di varia utilità. Si trattava di bianchi brasiliani provenienti dal continua

Gram, safe at home

Riccardo Magagna

Joshua Tree, California. Il memoriale di Gram Parsons. Fotografia di Staxnet, CC 2.0

“Una cosa è certa, amico, non voglio finire seppellito in una maledetta buca. Promettimi una cosa Phil, se muoio, giura che porti il mio corpo al Joshua Tree e gli dai fuoco”.
“Che cazzo stai dicendo Gram, sei completamente andato”.
“No, Phil, dico sul serio. Promettimi che se muoio, porti il mio corpo in mezzo al deserto, brindi e lo bruci. Non voglio finire in un fottuto cimitero con i fiori in testa, preferisco sapere le mie ceneri confuse con il luogo che ho amato di più nella mia vita”.
È il 19 luglio del 1973, Palmdale, continua

Sexgate

Davide Picatto

Bill Clinton, fotografia ufficiale della Casa Bianca. Immagine di dominio pubblico.

Il 26 gennaio 1998 il 42° presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, accompagnato dalla moglie, concluse una conferenza stampa alla Casa Bianca con queste parole:

“I want you to listen to me. I’m going to say this again: I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky. I never told anybody to lie, not a single time; never. These allegations are false. And I need to go back to work for the American people. Thank you.”

“Voglio che voi mi ascoltiate. Dirò questo una volta ancora: non ho avuto relazioni sessuali con quella donna, Miss Lewinsky. Non ho mai chiesto a nessuno di mentire, non una singola volta; mai. Queste accuse sono false. E devo tornare a lavorare per il popolo americano. Grazie.”

Il Sexgate era appena scoppiato. Pochi giorni prima, il 21 gennaio, il continua

I femminicidi di Ciudad Juárez

Salvatore Smedile

Ciudad Juarez. Copertina.

Ciudad Juárez. La violenza sulle donne in America Latina, l’impunità, la resistenza delle Madri (a cura di Silvia Giletti Benso e Laura Silvestri, Franco Angeli, Milano 2010).

Sobborghi di Ciudad Juárez. Teresita, una giovane dipendente di una delle tante maquilas, conclude il suo turno stanca e felice di poter tornare a casa. La settimana è stata dura ma almeno le rimangono degli spiccioli per acquistare qualcosa che la faccia sentire viva. Veste come tante ragazze della sua età. Capelli lunghi, gonna corta, borsetta da quattro soldi ma appariscente. Un lieve profumo da supermercato. Sulla strada che porta alla fermata del pullman, un lungo fiume di persone taciturne. Lo sguardo di Teresita è rivolto a terra e i suoi pensieri vanno alle fantasie che non potrà mai realizzare. A cento metri, parcheggiato sulla destra, un suv scuro e lucido attende con pazienza la sua vittima. In un batter d’occhio Teresita viene prelevata di forza. Non ha il tempo di capire cosa succede, ma continua

Il Piccolo Principe nel paese normale

Davide Picatto

Copertina del sedicesimo numero di Linea, gennaio-febbraio 2010. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).

Terremoti, isole devastate, migliaia di morti, soccorritori in competizione, bambini rapiti. Montagne che scivolano, paesi pericolanti, cementificazione selvaggia, condoni edilizi, massaggi. Tangenti, ricatti, fotografie compromettenti, paparazzi. Pentiti, infiltrazioni mafiose, partiti, magistrati, politici intoccabili. Omicidi internazionali, servizi segreti, Mossad, gruppi di killer, passaporti falsi. Arricchimento dell’uranio, centrali nucleari, testate atomiche, Iran, Golfo Persico. Cina, Tibet, Dalai Lama, Obama. Afghanistan, Nato, Taliban, civili bombardati, guerra senza fine.
È il mondo del nuovo millennio. È identico a quello del secolo precedente. È un pianeta in fiamme, corrotto, malato, inquinato, sfruttato. Non stupisce, è normale, tutto va bene.
O quasi.
È l’erede dei Savoia. È tornato in continua