The KKK took my baby away

Davide Picatto

Un rito KKK: la croce incendiata. Immagine di dominio pubblico.

N.d.R: questo articolo è stato pubblicato in origine sul blog Storie, narrazioni, sguardi obliqui lunedì 2 novembre.

Erano uomini incappucciati, vestiti con un lindo lenzuolo. Hanno terrorizzato l’America nera per decenni. Bruciavano croci, incendiavano fattorie, uccidevano uomini, donne e bambini. Si facevano chiamare Ku Klux Klan (dal greco kyklos, cerchio, e dal gaelico clann, figli, famiglia) ed erano convinti della superiorità della “razza” bianca. Le loro confraternite si aggirano ancora fra di noi: generalmente considerate una frangia della destra estrema, oggi sono gruppi molto isolati e dispersi che contano non più di qualche migliaia di membri. Ed ora sono sbarcati in Italia.
Il KKK nacque il 24 dicembre del 1865 a Pulaski nel Tennessee, al termine della Guerra di Secessione, come una confraternita formata da alcuni reduci confederati. Essa doveva aiutare vedove ed orfani di guerra, ma si sarebbe dovuta anche opporre all’estensione del diritto di voto ai continua

Sergio Gonzáles Rodríguez a Ferrara per il Festival di Internazionale

Salvatore Smedile

Nel vicolo

Sergio Gonzáles Rodríguez, Ferrara, ottobre 2009. Foto di Salvatore Smedile.

È un po’ che sento parlare di Sergio Gonzáles Rodríguez, lo scrittore messicano che ha fortemente contribuito ad aprire gli occhi sui femminicidi di Ciudad Juárez. Sembra la solita storia nera che riguarda il sud del mondo dove tutto è possibile perché non c’è legge che tenga e dove anche dio pare essersi perso, ma è molto di più. Sono stati gli amici di SUR (Società Umane Resistenti) a sensibilizzarmi sull’argomento. Quanti fatti ci passano accanto e non ce ne accorgiamo, quante tragedie esulano dalla lista delle nostre priorità, quante connessioni con il presente non facciamo in tempo ad interpretare! Lungo la frontiera maledetta, tra Messico e Stati Uniti, delle sparizioni e dei crimini al limite dell’assurdo, fuori da qualsiasi immaginazione umana, vengono messi a tacere sotto gli occhi di tutti. Nell’era del digitale e della rete che basta un tasto ad attivare, bisogna ancora fare i conti con l’omertà e un’impunità pressoché totale.
Appena ho saputo che quest’anno al Festival di Internazionale a continua

Lettere da New York

Carlotta Scioldo*

Manhattan ed il ponte di Brooklin

Manhattan ed il ponte di Brooklin. Foto di AngMoKio, CC 2.5

Mentre al sesto piano della Federal Court di New York l’imputato Gotti Junior, ormai diventato icona della mafia italiana per i media americani, cerca di difendersi pacificamente contro l’accusa di aver ucciso, facendo parte del clan Gambino, un soldato nel 1990 al World Trade Center, di essere principale responsabile di cifre immense di riciclaggio di denaro sporco, di aver fatto da volta gabbana al più famoso, in quanto criminale, padre pur di difendersi dall’ergastolo, al pian terreno della vicina Criminal Court, senza riflettori scintillanti puntati sopra le vicende, passano in rassegna velocemente nomi e numeri di uomini di pelle scura che escono e entrano ammanettati e accompagnati da una o più guardie da una porta a destra per poi uscire da una a sinistra. Gli avvocati e i giudici quasi rigorosamente di pelle bianca, capelli brizzolati e camicia azzurra, non si scompongono per farsi rispettare. Il tono di voce rimane soave e pungente mantenendo sempre lo stesso volume. I secondini continua

Tertulliano

Dario Tozzoli

Grande africano,
avvocato combattivo
e inquieto sacerdote,
il volgar proverbio
e l’anonimo “si dice
a testimone ponesti
del divino fondamento
e natura dell’anima,
corporea figura.

Così ergesti
al vertice dell’umano
il comune senso
a scapito della coscienza
continua

La casa proibita – parte seconda

Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazioni)

SCALA col. urzone 2 originaleUn ultimo sguardo ai nostri timori e ci siamo trovati a salire quelle scale di legno rumorosissime. Ad ogni passo un brivido, un moto di paura che a quell’età sono il massimo a cui aspirare.
Di Frida, oltre al modo di vestire scanzonato, alle lentiggini e all’esprimersi a balzi, mi piaceva come affrontava le situazioni non troppo sicure. La conoscevo da soli due anni ma era già la mia amica del cuore. Tutti i miei amici avevano i loro amici, la loro combriccola; andavano a giocare al fiume, costruivano le loro capanne e combattevano una guerra immaginaria contro un nemico immaginario. Io, invece, da quando avevo capito che a dieci anni si può essere intimi con una ragazza della propria età, senza ancora la distrazione di desideri e impulsi sessuali, me la continua

Sulle regole: quattro chiacchiere con Gherardo Colombo

Maria Genovese

N.d.R: questo articolo è stato originariamente pubblicato su Babylonbus.

Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.

Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.

La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall’incomunicabilità. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole”. Prendendo le mosse da questa frase particolarmente significativa del libro Sulle regole di Gherardo Colombo, abbiamo provato a ragionare sul senso delle regole e la cultura della giustizia con l’ex magistrato che, in più di 30 anni di carriera, ha visto da vicino le inchieste giudiziarie che maggiormente hanno segnato la nostra storia recente, dalla P2 al delitto Ambrosoli, da Mani Pulite ai processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme.

Uno stupratore viene scarcerato. Il cittadino rimane disorientato perché sembra che le regole vengano calpestate proprio da chi le dovrebbe far rispettare, dando la sensazione che la stessa magistratura vanifichi il lavoro delle forze dell’ordine nell’applicazione delle leggi: come si fa in queste condizioni a comprendere le regole?
In realtà non è così sempre difficile comprenderle. Ma, venendo al suo esempio, per quello che riguarda il tema della custodia cautelare, bisogna ricordare che anche per questa ci sono regole. Attraverso di esse il legislatore, seguendo lo spirito della Costituzione, garantisce i cittadini: non si può tenere in prigione una continua

Passi

Elena Capriolo

Resta poco da scoprire. Scorci
di armoniosa silhouette sul fondo del tramonto. Passi e voli via nera.
Chiusa nel tuo sacco. Per non pensare
alla mia voglia di pensare a chi.
Ordinata-mente.
Resti senza strati. Casa.

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Edwin Morgan: from Glasgow to Saturn and More

Aurora Montalto

Edwin Morgan: from Glasgow to Saturn and More, relatore prof. Giuliana Ferreccio, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Comunicazione Interculturale, Anno Accademico 2004/2005.

Incontri e Conclusioni

Scotlands: Poets and the Nation, Alan Riach. Copertina.

Scotlands: Poets and the Nation, Alan Riach. Copertina.

Uno dei primi giorni dopo il mio arrivo a Glasgow, a febbraio, incontro il professor Riach, capo del dipartimento e docente di letteratura scozzese, anche autore di due libri su MacDiarmid e della raccolta Scotlands. Poets and The Nation e, insieme, come già accennato, parliamo di topics scivolosi, come la definizione di Scottishness, la sua esistenza, la situazione politica della Scozia. O meglio, io balbetto incongruenze e lui mi mostra nessi e spiegazioni, cause storiche e caratteristiche della situazione scozzese, dalla tradizione alla modernità.
Quando chiedo notizie su Edwin Morgan, il professore mi propone un incontro con il poeta, che vive a Glasgow in una nursery house non lontano dall’università, ed è sempre disponibile ad incontrare gli studenti, se la salute lo consente.
Lunedì 7 febbraio, dunque, il professor Riach mi dice che se non sono impegnata, entro mezz’ora si può andare a trovare Edwin Morgan: trenta minuti per formulare le domande importanti e attrezzarsi con strumenti tecnologici all’intervista, come carta e penna.
Una volta raggiunto il posto, una gentile infermiera ci conduce dal “Professor“, che risiede in una piccola continua

Cavaliere delle tue brame

Salvatore Smedile

Illustrazione di Alberto Valente.

Illustrazione di Alberto Valente.

Cavaliere delle tue brame
chi è il più ingordo del reame?

turpiloquio
coercizione
vivisezione
della nazione
esisti solo tu
la percentuale
vale quel che vale
il disonore è la tua virtù
giri l’informazione
a tua discrezione
trionfi solo tu
ottieni quel che vuoi
quando e come vuoi

Cavaliere delle tue brame
chi è il più vorace del reame? continua

L’entropia: ne resterà uno solo

Giovanni Guizzardi

Stemma dellUnione Sovietica. Immagine di dominio pubblico.

Stemma dell'Unione Sovietica. Immagine di dominio pubblico.

Il più macroscopico esempio di sistema chiuso entropico del XX secolo fu l’Unione Sovietica, ovvero la patria del comunismo. Nel corso degli anni mi è capitato di sentire critiche di tutti i tipi su questa ideologia che ha scorrazzato per tutto il XIX ed il XX secolo, ma le cui radici si possono far affondare nell’archeologia del pensiero politico, fin dai tempi degli esseni, dei dolciniani, della Città del sole di Tommaso Campanella, dell’Utopia di Thomas Moore. Una delle critiche più insistite in cui mi è capitato di imbattermi è che in effetti si tratta di un ideale irraggiungibile, perché in ogni società comunista c’è poi sempre qualcuno che comanda, per lo più in modo dispotico, e chi invece ubbidisce, per cui il principio di uguaglianza tanto sbandierato è in effetti solo una mera impostura dietro cui si mascherano dittature illiberali ed odiose. Difficile dissentire, ma secondo me non è questo il punto. Se oggi l’Unione Sovietica non esiste più non è certo per una rivolta della continua

Supereoi

La redazione

L'illustrazione della copertina dell'ultimo numero di Linea. Alberto Valente.

L'illustrazione della copertina dell'ultimo numero di Linea. Alberto Valente.

Il ritorno dalle vacanze ci riporta in un paese identico a quello precedente, solo un po’ peggiorato: siamo governati dal miglior premier che l’Italia abbia mai avuto, un supereroe contro cui si sono scagliate le forze del male: giornalisti, intellettuali e registi che lo accusano falsamente di becera propaganda nella consegna di un pugno di prefabbricati all’Aquila, che gli pongono quotidianamente le stesse dieci meschine domande, che invitano le sue escort a parlare in programmi faziosi e che girano documentari in cui si mostra lo spalanco culturale creato dal regime televisivo. Ma Superman è imperterrito, ed i malvagi sono destinati a soccombere a colpi di commissioni di vigilanza, denunce e censura. Intanto qualcuno comincia a riflettere sul peso delle parole e sul loro potere di inganno: soldati armati che sparano in missione di pace o soldati armati che sparano in guerra? continua

Così fanno tutti

Anna Maria Occasione

Uno degli aspetti meno agevoli da affrontare nella vita giuridica di tutti i giorni, è costituito dal sottile rapporto che lega la persona al diritto ed in particolare la difficoltà di far comprendere come da concetti apparentemente astratti derivino conseguenze giuridiche concrete.
Comportarsi secondo buona fede, conservare un bene con la diligenza del buon padre di famiglia, non porre in essere comportamenti che possano danneggiare altri o cose nella titolarità altrui, utilizzare tecniche o mezzi non leciti per ottenere vantaggi sul concorrente o per arrecargli pregiudizio, comportarsi in modo responsabile, sono tutti comandi forniti della medesima cogenza al pari del divieto di non trasportare più di un determinato quantitativo di carico su un mezzo articolato, ma a differenza di quest’ultimo, facilmente sfuggono alla sensibilità dell’autore che, di fronte al fatto, tende facilmente a negare la paternità del proprio operato.
Abituati a non sottoporre a critica alcunché, tanto meno noi stessi, privi di continua

Il Grande Gioco

Davide Picatto

Remnants of an Army, dipinto di Elizabeth Butler. William Brydon davanti ai cancelli di Jalalabd, unico sopravissuto della disastrosa ritirata britannica da Kabul nel 1842. Immagine di dominio pubblico.

Remnants of an Army, dipinto di Elizabeth Butler. William Brydon davanti ai cancelli di Jalalabd, unico sopravissuto della disastrosa ritirata britannica da Kabul nel 1842. Immagine di dominio pubblico.

Quando nel 1901 Rudyard Kipling pubblicò il romanzo Kim, la dicitura Il Grande Gioco (The Great Game) divenne nota al pubblico e cominciò la sua fortuna fino ad essere tornata in auge negli ultimi anni in versione aggiornata. In realtà la sua introduzione non è da ricondurre al narratore britannico, bensì ad un agente dell’intelligence del Sixth Bengal Light Cavalry della British East India Company, Arthur Conolly, morto trentacinquenne nel 1842.
L’etichetta si riferiva al conflitto strategico e diplomatico fra l’Impero Britannico e l’Impero Russo per ottenere la supremazia nell’Asia Centrale nell’Ottocento, a partire dal Trattato Russo-Persiano del 1813 fino alla Convenzione Anglo-Russa del 1907, con strascichi protrattisi fino alla Rivoluzione Bolscevica.
Gli zar cercavano nell’area nuovi mercati ed un eventuale sbocco sull’Oceano Indiano, mentre i britannici temevano che continua